I Cobas di Autolinee Toscane, hanno manifestato martedì scorso, 12 luglio, davanti al Consiglio Regionale, per protestare contro le ultime modalità di assunzione, scelte dall’azienda, che risultano essere, in pratica, a tempo determinato, generalmente trimestrale e di tipo interinale.

La protesta ha assunto toni polemici nei confronti della Regione, ritenuta dai manifestanti responsabile di una privatizzazione su base regionale, alla quale, come i nostri lettori più affezionati sanno, anche noi siamo contrari.

Occorre infatti ricordare, che le parole, nella lingua italiana hanno significati ben precisi.

Autolinee Toscane infatti, gestisce il cosiddetto trasporto pubblico locale ed in questo vi sono almeno due incongruenze linguistiche, che poi si traducono nella pratica.

La prima è evidente, perché se un servizio di trasporto è pubblico, non può essere gestito da privati. La seconda è altrettanto evidente, perché se il servizio, oltre che pubblico deve essere locale, non può funzionare se viene centralizzato su base regionale, oltretutto in una regione, come la Toscana, dove le differenze di esigenze territoriali sono notevoli. Non si può infatti, applicare la medesima logica aziendale ad esempio a Firenze e provincia, come a Grosseto e dintorni. E che questa privatizzazione faccia acqua da tutte le parti, lo dimostra il fatto che gli autisti sono scontenti in tutta la Toscana, non solo nel capoluogo. E sul fronte contratti, i manifestanti di martedì, hanno gioco facile nel protestare perché se all’isola d’Elba, ad esempio Autolinee Toscane, non riesce a trovare nuovi autisti da assumer neanche pagando loro l’affitto, vuol dire che qualche problema retributivo c’è. Insomma, non vorremmo trovarci di fronte ad un ennesimo pasticcio politico ideologico, che si concretizza in un flop aziendale, che poi viene assorbito in gran parte dai lavoratori, ma soprattutto dagli utenti, alle prese con i disservizi quotidiani.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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