La Guardia di Finanza di Livorno, ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo campano, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, di liquidità ed altri beni nella disponibilità di quattro indagati, per un valore complessivo pari ad oltre 36 Milioni di Euro di imposte evase. All’esecuzione dei sequestri patrimoniali, hanno collaborato anche Reparti della Guardia di Finanza, di Napoli e di Milano.

Si tratta dell’Operazione denominata “Metal Ghost” che ha consentito di sequestrare conti correnti, partecipazioni societarie immobili ed automezzi, risultati nella disponibilità dei responsabili di una maxi-frode fiscale, nel settore del commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi. Le indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Piombino, di concerto con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Livorno e dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, dopo la trasmissione del fascicolo ad opera dell’Autorità Giudiziaria labronica, hanno fatto emergere l’esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli Livorno e Milano, che aveva ideato e messo in opera un complesso sistema fraudolento, ora smantellato, finalizzato alla commissione di frodi fiscali transnazionali. Gli indagati, reiteratamente nel corso degli anni, avrebbero realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 Milione di Euro cadauna, relative ad operazioni di vendita acquisto e trasporto di metalli del tutto inesistenti, per un importo complessivo di oltre 760 Milioni di Euro, evadendo l’Imposta sul Valore Aggiunto, per 33 Milioni di Euro, oltre all’IRES per 3 Milioni di Euro. Per realizzare queste frodi, il consorzio criminale si sarebbe avvalso di ben sessantadue società, 48 italiane e 14 estere, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche proprie ricollegabili a traffici con miniere. È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23.000 tonnellate di minerali, una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare. In particolare, secondo quanto ricostruito, era stato costituito sul territorio dell’Unione Europea un gruppo di imprese “fantasma”, una delle quali era stata costituita a Milano, con l’ausilio del furto di identità di un ignaro cittadino di Formia (LT), risultato estraneo ai fatti. I principali attori del consorzio criminale sono quattro uomini di origini partenopee, due dei quali residenti in Svizzera, incaricati della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente in Lacco Ameno (NA), che curava gli aspetti tecnici ed amministrativi ed un “esperto del settore” di 66 anni residente a Basiglio (MI), operante quale imprenditore “palese” nei rapporti con i terzi. La condotta criminale ipotizzata dalla Procura della Repubblica di Napoli e confermata dal Gip, è l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione e l’utilizzo di fatture false l’indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti e l’occultamento delle scritture contabili. Contestata anche la responsabilità amministrativa per il reato associativo, commesso dagli amministratori della società capofila del “carosello”. L’imposta netta complessivamente evasa, quantificata dalla Guardia di Finanza di Livorno, ammonta a 36 Milioni di euro, importo che è stato indicato dal Gip di Napoli, quale profitto del reato e quindi oggetto del sequestro preventivo odierno, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, che le Fiamme Gialle stanno eseguendo in queste ore. Delle cinque aziende coinvolte nell’inchiesta operanti in Toscana, due hanno sede a Massa e le altre a Carrara, San Vincenzo e Campiglia Marittima.

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