Per una bella domenica di Pasqua pubblichiamo il secondo brano della trilogia dela Professoressa Antonella Barbagallo esperta di Storia e Restauro dei Beni Artistici ed Architettonici, dedicata alla storia dei colori nell’arte, vista in chiave alchemica. Dopo la prima parte, dedicata al mondo dei pigmenti, pubblicata domenica scorsa, la Professoressa Barbagallo, ci guida oggi alla scoperta delle lacche, con un articolo colorato e luminoso, ricco di elementi che invogliano alla pittura.

La versatilità delle antiche Lacche e dei pigmenti coloranti. Dall’Arte dei Tintori nella Firenze medievale ai soffitti lignei dipinti di Palazzo vecchio.

L’Arte dei Tintori, importante attività collegata al processo di produzione dei tessuti, fu una delle numerose corporazioni medievali attive in Firenze, fin dal XIII secolo e raggiunse il suo massimo splendore durante i primi anni del XIV secolo.

L’attività tessile fu, in quei secoli, di fondamentale importanza per l’economia della città di Firenze soprattutto grazie al contributo dei prestigiosi membri della più importante Arte della Lana e dell’Arte di Calimala.

All’interno di questa raffinata organizzazione di lavoro, ebbe grande rilievo l’arte della tintoria, alla cui abilità e competenza si dovevano soprattutto la varietà, la stabilità e la brillantezza delle tinte naturali stabilizzate sui tessuti, che venivano prodotti all’interno di un ciclo produttivo molto complesso. Le tinte naturali usate per tingere lane, tessuti e per creare quindi, anche  la trama coloratissima dei preziosi arazzi, menzionati nelle ricche catalogazioni medicee, divennero ben presto il vanto della Firenze rinascimentale. Sin dai tempi più antichi e fino alla metà del XIX secolo, tutti i coloranti tessili, erano ricavati da sostanze di origine naturale, sia vegetale che animale. La storia dei coloranti e della tintura della lana e dei tessuti comincia con la storia stessa del colore ed è dalla natura, in particolare dalla terra e dalla pietra, che l’uomo, quale alchimista e chimico del colore del mondo materico organico ed inorganico, trae fin dai primordi, polveri coloranti per tingere e per dipingere gli spazi di colore e di luce nelle sue preziose opere pittoriche. L’autore più influente per la nostra percezione dei colori del mondo classico, è Plinio il Vecchio che nella sua Naturalis Historia, dedica il libro XXXV, alla pittura distinguendo le varietà  di colori provenienti dalla natura.

Le antiche e costose lacche, anche quelle provenienti dal lontano oriente, insieme ai pigmenti coloranti, sono la massima espressione chimica ed alchemica del colore naturale ed a tal proposito si veda il mio saggio: “Dalla Terra e dalla Pietra. Arte e restauro delle antiche laccature”. Con prefazione del Professor Luigi Dei. Edizioni Chiostro Armonico, Firenze 2011. Il testo classifica, in precise tavole sinottiche, la storia, la provenienza e la composizione chimica, del pigmento colorante di origine naturale, offrendo un’esauriente identificazione delle lacche in uso anche nella Firenze rinascimentale, ed elemento di sapienza chimica ed alchemica di Francesco I dei Medici. Le Lacche in Rosso Carminio Rosso di Robbia e la Lacca Carminata, oltre agli splendidi toni del blu di Guado, sono una parte delle costose lacche per la tintura di lane e tessuti, volute dalle ricche famiglie Fiorentine, dal medioevo e per tutto il XVI secolo. Le stesse Lacche, emblema della raffinatezza e della ricchezza, di una città economicamente in evoluzione, sono fin dal 1400, l’elemento cromatico dominante anche per i preziosi arredi lignei religiosi. In tale contesto, è importante osservare la versatilità del pigmento colorante naturale che si delinea con estremo valore, sia se stabilizzato in lane e tessuti, sia in espressioni coloristiche e decorative, previa stesura di fondi preparatori, su elementi lignei anche costruttivi, quindi architettonici, nati per proteggere gli ambienti, ma anche per dare ornamento agli spazi interni, come ad esempio i magnifici soffitti lignei dipinti di Palazzo Vecchio, che possiamo definire come una metafora del cielo, in oro, blu e rosso, o come un infinito viaggio nel colore e nella luce divina.

A tal proposito vale la pena citare la mostra fiorentina: “I cieli in una stanza. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento”, a cura della Professoressa Claudia Conforti oltre al catalogo della stessa, con contributi di: Lorenzo Grieco Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis e di nuovo Claudia Conforti, Edizioni Giunti, Firenze, 2019.

Antonella Barbagallo Professoressa di Storia e Restauro dei beni artistici ed architettonici

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