Ormai appare chiaro a tutti, dopo mesi di accese contestazioni sul green pass, il fatto che i cosiddetti no vax, non siano espressione di una singola entità politica od organizzativa, ma rappresentino invece una pluralità di soggetti che si sono aggregati sulla base di un medesimo sentire all’interno della stessa cerchia sociale. È del tutto fuorviante, il voler affibbiare ai no vax nella loro totalità, una militanza di tipo neofascista, perché se così fosse non si spiegherebbe la presenza contemporanea e senza scontri, nelle stesse piazze, di esponenti di quell’ambiente che pure vi sono, insieme ad anarchici ed esponenti dell’estrema sinistra. La realtà dei no vax quindi, è molto più articolata e complessa di quella che ci viene spesso raccontata, tanto che possiamo definirli come una galassia, che vede i rapporti orbitali tra ciascuno dei pianeti che la compongono, regolati in funzione della comune contrarietà al green pass, da tutti inteso come strumento di repressione politica e sociale, non come utile ad un’emergenza sanitaria. Adesso però quest’unione di intenti potrebbe essere minata da un’iniziativa, mirata a raccogliere le firme per un referendum abrogativo del green pass. Ma come potrebbe chiedersi il lettore meno accorto, i no vax vogliono l’abolizione del green pass, perché dovrebbero dividersi su un referendum che potrebbe portarli al risultato? Come abbiamo appena detto non esiste un’unica organizzazione, quindi nel momento in cui viene lanciata un’iniziativa politica riguardante il green pass, ecco che le varie anime tornano a ragionare in modo politico formando opposizione tra favorevoli e contrari alla stessa. Vogliamo qui riportare sia le ragioni del comitato organizzativo del referendum, sia quelle dei movimenti contrari al referendum stesso.

Riportiamo quindi il contenuto del sito ufficiale dei promotori del referendum, guidati dall’avvocato Olga Milanese, del Foro di Salerno, dal Professor Luca Marini docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica e dal Professor Francesco Benozzo, docente di filologia romanza all’Università di Bologna e responsabile scientifico di centri di ricerca internazionali di antropologia, linguistica e consapevolezza civica. Ecco come il comitato referendario propone le proprie ragioni a sostegno della campagna di raccolta firme a sostegno del referendum: “I cittadini italiani hanno gradualmente preso coscienza del fatto che il Green Pass costituisce un palese strumento di discriminazione che collide con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico, considerati intangibili dalla Costituzione repubblicana.Il Green Pass, infatti, esclude dalla vita economica e sociale della nazione quei cittadini che sostengono convinzioni ed evidenze diverse da quelle imposte dal Governo. Per questo motivo, la normativa che istituisce il Green Pass si pone in netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione, secondo cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il Green Pass, inoltre, spingendo surrettiziamente i cittadini alla vaccinazione, aggira il divieto sancito dall’art. 32 della Costituzione, secondo cui “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario obbligatorio se non per disposizione di legge”. E se anche una legge del genere fosse adottata dal Governo (sotto le spoglie di un Decreto Legge) o autonomamente dal Parlamento, questa legge, sempre ai sensi dell’art. 32 della Costituzione, non potrebbe “in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Sul piano internazionale, il Green Pass si pone in contrasto con alcune dichiarazioni di principio sancite da strumenti giuridici di natura programmatica, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, secondo cui “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. Analoghe dichiarazioni si rinvengono in accordi internazionali giuridicamente vincolanti, di cui l’Italia è parte contraente, quali la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, secondo cui “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione”. Di fronte a violazioni così gravi ed evidenti dello stato di diritto, come quelle introdotte e avallate dalle stesse istituzioni mediante il Green Pass, è il popolo che deve farsi garante della Costituzione e rendersi parte attiva per ripristinare i principi di uguaglianza e di parità tra cittadini su cui si fonda la nostra civiltà giuridica. È quindi giunto il momento di proporre il referendum popolare abrogativo delle disposizioni legislative in materia di Green Pass, allo scopo di porre fine a un subdolo strumento di discriminazione che mira a creare fazioni e schieramenti, a instillare l’odio sociale, a distruggere le fondamenta stessa della Costituzione repubblicana.”

Alle argomentazioni in punta di diritto dei referendari, ha fatto seguito la presa di posizione, contraria al referendum, da parte del Movimeno 3 V, il cui Consiglio Nazionale ha diramato il seguente comunicato stampa: “No al green pass e no al referendum sul green pass. Come partito politico che pone al centro del proprio programma la tutela della salute e il principio di autodeterminazione e del rispetto dell’essere umano ci dichiariamo contrari al referendum abrogativo del green pass, proposto in questi giorni da un gruppo di professori e avvocati. Riteniamo infatti che la scelta di abolire il green pass senza prevedere nello stesso tempo l’abolizione dell’obbligo vaccinale per sanitari e bambini, sia una scelta miope e pericolosa.
Le condizioni politiche attuali, rimanendo l’obbligo vaccinale, farebbero ricadere la scelta di libertà inviolabili, quali diritti inalienabili di ogni essere umano, a una votazione privata della necessaria libertà di espressione, di confronto scientifico e di libera discussione sulle cause delle scelte politiche effettuate. Il certificato verde che si vuole abrogare poggia su premesse false: che le persone vaccinate siano immunizzate e non contagiose e che i tamponi siano uno strumento diagnostico affidabile e non lesivo per la salute. Il referendum non prenderebbe nella dovuta considerazione queste premesse che appartengono a una propaganda che ha utilizzato paura e ricatti per insinuarsi nelle menti dei cittadini italiani. Le libertà che vengono limitate dal green pass, scardinando il diritto al lavoro, allo studio, alla libera circolazione, al libero pensiero, che sono i veri capisaldi di una reale democrazia devono essere difese strenuamente e conquistate nuovamente in nome della verità. E’ necessario sgombrare il campo da obblighi, ricatti e pressioni, ridare valore alla ricerca scientifica e alla dignità umana. Tutto ciò non può essere soggetto a referendum; la via politica maestra è quella elettorale in cui i cittadini possono cambiare i parlamentari colpevoli dell’ approvazione del green pass.
Oltre alle questioni di principio sul piano pratico, aggiungiamo che per indire un referendum i tempi sono assai più lunghi di quello che richiede l’attuale emergenza democratica. Chi propone il referendum sul green pass è l’utile oppositore funzionale al sistema affinché passi il tempo e nulla si risolva. Chi propone il referendum sul green pass porta le persone al triste pascolo della delusione. 3V è per una politica nuova, una politica concreta, una politica coerente.”

Ed anche i social sembrano essere contrari all’ipotesi di un referendum sul green pass, ecco infatti cosa riporta una delle pagine Telegram, più visitate dagli attivisti: “Il Referendum è una trappola? Referendum una mossa disperata e piena di rischi.
Immagino che molti di voi siano favorevoli al referendum per abrogare il green pass. Ma riflettiamo un attimo: sfidare una democrazia plebiscitaria proprio sul fattore del numero potrebbe essere un azzardo! Una malaugurata vittoria del no renderebbe il green pass da misura provvisoria a prassi per almeno i prossimi cinque anni. Oltre il 31/12 non è più possibile prorogare lo stato di emergenza, se non di qualche settimana. A questo punto il referendum gli permetterebbe di proseguire oltre questo limite, togliendo al governo le castagne dal fuoco! Non avrebbero neppure più bisogno dell’emergenza! Non dimentichiamo che nel 2014 abbiamo preso l’impegno di guidare il mondo nelle strategie (cioè obblighi) vaccinali nel mondo. In questo modo apriremmo la strada per fare altrettanto negli altri paesi, e la vita da noi diventerebbe un inferno! Altra domanda: quando si voterà? Alle porte dell’inverno! Cioè quando le misure restrittive staranno già per scadere di suo, e le persone saranno convinte dai media che si stanno ammalando per colpa dei no vax che non vogliono il pass! Andranno in massa a votare no! A questo punto il referendum sembra una mossa ben premeditata dagli architetti del regime per portare a termine il progetto di schiavizzare per sempre il popolo italiano. La cosa più triste è che lo faranno con la nostra collaborazione, presi come siamo dalla disperazione e dalla ricerca di una qualunque azione di contrasto che ci liberi dall’impotenza. Ma è una strada con un enorme rischio di non ritorno, e pochissime prospettive di riuscita!
La Consulta avrebbe il dovere di rigettare il quesito referendario, trattandosi di una misura provvisoria per di più già in scadenza. Se non lo farà, avremo la riprova che il tutto fa parte del copione. Che dire? Buon nuovo ventennio a tutti. Chi ha la possibilità prepari le valigie e si tenga pronto per la fuga.”

Insomma come si vede il dibattito interno alla galassia dei no vax sul green pass appare già molto complesso con posizioni di tipo diverso, tutte ovviamente rispettabili. Tuttavia se dovessimo metterci nei panni di un attivista contrario al green pass pensiamo che saremmo contrari al referendum e quindi non firmeremmo perché sinceramente, ci appaiono più convincenti e chiare le argomentazioni contrarie rispetto a quelle dei proponenti legittime in punto di diritto ma, a nostro avviso incomplete, in quanto mancanti di incisività, nei confronti di tutto l’impianto legislativo sul quale si basa il green pass come notato dal Movimento 3 V. Ma soprattutto perché, proporre un referendum sul green pass, con i rischi che esso comporterebbe in caso di sconfitta nelle urne, sarebbe davvero un potenziale suicidio per le istanze di coloro che non lo vogliono, come giustamente sottolineato nella pagina Telegram degli attivisti. E qui non possiamo fare a meno di rimarcare una realtà che ci appare già consolidata, ovvero che i social, tranne forse Facebook, che rimane veicolo di espressione di tipo becero e di basso livello, sembrano essere un passo avanti rispetto ai partiti politici, per capacità di analisi dei pronlemi, un po’ meno per la loro soluzione, ma questa del resto non è la loro funzione.

Luca Monti

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