Ieri l’altro, 16 giugno, la Polizia di Hong Kong, ha arrestato con un blitz con ben 500 agenti impiegati, Ryan Law, direttore dell’Apple Daily, il locale tabloid pro democrazia, insieme ad altri quattro dirigenti dello stesso e della società editrice Next Digital, alla quale il giornale fa capo ed il cui proprietario Jimmy Lai, è in carcere dalla fine del 2020, con l’accusa di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale cinese, in accordo con non meglio precisate potenze straniere che potrebbe addirittura costargli l’ergastolo.

Le autorità, non si sono però limitate a questo blitz esageratamente spettacolare, ma hanno provveduto al sequestro di beni di proprietà della casa editrice per un controvalore di oltre duemilioni di Dollari, oltre a quello di ben quarantaquattro hard disks della redazione del giornale arrivando persino a minacciare i lettori dichiarando reato, anche la condivisione degli articoli pubblicati.

Evidentemente però, il pugno di ferro non è servito, perchè ieri, l’Apple Daily, è uscito regolarmente addirittura in 500mila copie, contro una tiratura media giornaliera di 80mila, che sono andate tutte vendute già nella mattinata, malgrado appunto, le minacce ai lettori, segno che ad Hong Kong, la popolazione non intende piegarsi alle nuove regole, imposte da Pechino alla ex colonia inglese.

Immediate le reazioni di Gran Bretagna Unione Europea e Stati uniti, che accusano la Cina di aver realizzato norme ad hoc, per reprimere il dissenso e la libertà di stampa ad Hong Kong.

L’episodio non può non destare preoccupazione perchè cinquecento agenti che irrompono in una redazione di giornale, per arrestarne i vertici, non rappresentano certo un bel segnale.

Luca Monti

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