Non sembra essere un buon momento per Banksy, l’anonimo artista, entrato di prepotenza nel Gotha dell’arte contemporanea, e che forse per questo sembra essere stato abbandonato da molti appassionati, i quali, avendolo conosciuto ed apprezzato come artista “ribelle”, sembrano non gradire la sua trasformazione in un protagonista attivo del sistema artistico commerciale. Le sue opere infatti, non sembrano attrarre piu’ come un tempo, ed anzi, sono sempre piu’ oggetto di critiche e vandalismi, come nel caso di “If you don’t mask, you don’t get.”, serie realizzata nella metropolitana di Londra avente a soggetto dei topi che giocano con le mascherine anti covid, che e’ finita nel mirino degli ambienti no vax e no mask, che la considerano un segno di asservimento al sistema da essi contestato.

Certo, Banksy, puo’ ancora consolarsi con il risultato ottenuto all’asta da Sotheby’s a Londra, nello scorso luglio, con il suo trittico, intitolato “Mediterranean Sea View 2017” che e’ stato aggiudicato a 2,2 milioni di sterline, pari a 2,4 milioni di Euro, con i quali l’artista ha finanziato un ospedale a Betlemme, citta’ palestinese nella quale ha sede il suo Walled Off Hotel. L’anonimo Banksy, però, deve certamente prestare attenzione, non solo al gia’ citato calo di interesse da parte del grande pubblico, ma anche e soprattutto, a quelli che potrebbero essere gli effetti negativi per il suo mercato derivanti da una “sentenza” dell’Ufficio per la Proprieta’ Intellettuale dell’Unione Europea, che nel settembre scorso, ha rifiutato all’artista la concessione dell’uso del “Lanciatore di Fiori”, una delle sue opere principali, dipinta a Betlemme, come marchio commerciale.

Avendo infatti scelto di restare anonimo Banksy non ha mai potuto usufruire del diritto d’autore peraltro da lui stesso disprezzato, in un suo murale con la scritta: “Il diritto d’autore e’ per i perdenti.” Quando pero’ si e’ reso conto che le sue opere venivano riprodotte in serie a fini commerciali, l’artista ha provato a chiedere se non il diritto d’autore, quantomeno la registrazione del marchio, per ottenere l’esclusiva sulla vendita delle riproduzioni. Ma, come detto, l’Ufficio per la Proprietà Intellettuale dell’Unione Europea ha rigettato la domanda proprio in virtu’ della volonta’ di Banksy, di continuare a restare anonimo, cosa che rende tecnicamente impossibile l’attribuzione di un marchio, a persona fisica, o giuridica che non sia identificabile. Insomma, adesso, il rischio per l’anonimo Banksy, potrebbe essere duplice, da un lato, infatti, vi e’ la possibilita’ che le sue opere perdano notevolmente di valore, e da un altro potrebbe nascere, e prosperare, un vero e proprio mercato del falso, che sarebbe comunque d’autore, in quanto la paternita’ delle opere circolanti non potrebbe essere garantita, ne’ certificata da nessuno. Insomma se fossero vere le accuse dei suoi detrattori, Banksy non avrebbe tratto un grande vantaggio dall’asservimento al sistema artistico, che fino a poco tempo fa diceva di voler combattere ed addirittura sconfiggere, anzi cosi’ facendo potrebbe esserne stato addirittura stritolato. Una mossa che Banksy, potrebbe fare, per uscire da questo cul de sac, e’ quella di rinunciare all’anonimato, ma questo significherebbe la fine del personaggio, che con un nome e cognome come tutti gli altri rientrerebbe appunto, nella sfera della normalita’ artistica. E’ sicuramente prematuro dire che siamo di fronte al tramonto della stella artistica di Banksy, ma molti elementi, come detto, fanno ritenere questo evento abbastanza probabile, e del resto, “Sic Transit Gloria Mundi.”

Luca Monti

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