Ha scatenato forti polemiche tra le guide turistiche, subito appoggiate dalle altre categorie professionali del turismo, l’iniziativa del Fondo per l’Ambiente Italiano meglio conosciuto con la sigla Fai, delle Giornate Fai d’autunno. Si tratta, come molti sanno, di una delle quattro giornate annuali, una per ogni stagione, che da anni il Fai organizza per far conoscere alcuni luoghi di sua proprietà, meno noti al turismo di massa. Il problema è che tutte le visite, da quando sono nate le Giornate del Fai, sono guidate da volontari, finora malvisti ma comunque tollerati dalle associazioni delle guide turistiche, che oggi, con la loro professione, messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria, hanno deciso di passare all’attacco mediatico, contro l’utilizzo, appunto di volontari, da parte del Fai. C’è da dire, che il Fai stesso ha fornito un assist a questo attacco mediatico da parte delle guide turistiche facendo una campagna social, decisamente sbagliata, culminata con un post sul proprio profilo Facebook, alle 16e30 dell’11 settembre scorso, poi cancellato il 16 settembre dopo aver ricevuto oltre 350 commenti indignati, da parte dei professionisti del turismo. Queste sono le parole del post:

“Ti piace raccontare la bellezza dei luoghi che ami? Sei convinto che il territorio in cui vivi sia ricco di tesori eccezionali che ti piacerebbe far conoscere agli altri? Condividi con noi la tua passione: diventa volontario per le Giornate Fai d’Autunno!”.

Sotto, invece, riportiamo alcuni dei succitati commenti d’indignazione delle guide turistiche:

“Perché quest’anno invece di coinvolgere i volontari non chiamate le migliaia di guide che sono a casa causa Covid? Se non avete fondi sono sicuro che chi partecipa alle Giornate contribuirebbe.”

“Basta!!! C’è gente che passa la vita a studiare e a migliorarsi per saper raccontare. Voi veicolate il messaggio che chiunque lo possa fare, che quindi una guida o un accompagnatore sia una figura inutile. Smettetela di arricchirvi col volontariato!”

“Volontari? No, grazie”

“Vergognatevi, il settore del turismo è alla fame e cercate volontari, il lavoro si paga: è vergognoso questo lucro sul volontariato, più o meno finto. Ci sono professionisti senza lavoro!”

‘La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto’, (art. 4 della Costituzione italiana)”.

Appare chiaro, da questi commenti, come il mondo delle professioni turistiche, abbia deciso di dare inizio ad una controffensiva, per arginare il fenomeno del volontariato nelle visite guidate. Si tratta di una battaglia non nuova, in verità, ma che la categoria, aveva deciso di sospendere, visto che forse, in momenti di vacche grasse, non valeva la pena infilarsi in questioni legali, ma che adesso, è stata rispolverata, e sembra avere trovato l’appoggio anche delle altre professioni del settore quali: giovani storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari e molti altri professionisti del patrimonio culturale, che hanno preso ulteriore coscienza di sé, organizzandosi per esempio nell’’associazione “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, che conduce un’encomiabile battaglia culturale e politica per i diritti di lavoratori, autonomi, e non, ormai senza diritti. Eppure, anche con la crisi, il lavoro per queste categorie non mancherebbe, basti pensare che la pianta organica del ministero dei Beni Culturali si avvia velocemente ad essere coperta solo al 50 %, il che significa, per fare un solo clamoroso esempio, che a Siena, città importantissima per il turismo, e con un’enorme patrimonio culturale mobiliare, ed immobiliare, la Soprintendenza non ha in servizio attualmente nemmeno uno storico dell’arte. Se ai ranghi del Ministero aggiungiamo poi l’enorme fabbisogno di professionisti in beni culturali, che avrebbero i musei diocesani e quelli comunali, le chiese, gli scavi e i siti monumentali sparsi ovunque, gli archivi e le biblioteche di ogni ordine e grado, si mette a fuoco la follia di un sistema che condanna alla disoccupazione o allo sfruttamento i lavoratori, e alla morte per incuria e conseguente abbandono i monumenti, con un evidente impoverimento collettivo. Ecco perchè, in questo contesto emergenziale del settore turistico e dei beni culturali, la posizione del Fai appare radicalmente fuori tempo e fuori luogo. La sua ispirazione appare, infatti, datata, ed irrimediabilmente segnata da un elitarismo compassionevole che non solo non si pone il problema del cambiamento di sistema, ma anzi di fatto coopera a sostenere l’attuale stato delle cose. Le dame e i cavalieri di antico regime, e di grandi patrimoni che guidano il Fai hanno più volte proposto che lo Stato si avvalga “del terzo settore in modo strategico”. Ilaria Borletti Buitoni, allora presidentessa del Fai, disse, infatti, in un’intervista rilasciata al “Sole 24 ore” il 23 agosto 2013: “Il ruolo dei privati insostituibile sostegno per la valorizzazione dei Beni culturali”. Ma se si arrivasse ad affermare questa mentalità, si andrebbe a consolidare il modello delle Giornate del Fai, basate come detto sul volontariato, che diventerebbe quindi il cardine del sistema di gestione dell’immenso patrimonio artistico, storico e culturale del nostro Paese, che così, però, non potrebbe funzionare perché è evidente che la gestione di un simile patrimonio pubblico, interamente basata sul volontariato, renderebbe quello stesso patrimonio che si vorrebbe preservare, largamente inaccessibile ai cittadini. Come ha scritto Giovanni Moro nel suo aureo libro “Contro il non profit”, edito da Laterza nel 2014, una simile visione confligge frontalmente con il fatto che tutto il nostro modello costituzionale è strutturato “in modo tale che è lo Stato il garante del benessere dei cittadini, e l’accesso ai servizi è, almeno in linea di principio, una garanzia universale e soprattutto una faccenda di diritti”. Non per caso Moro nota come esista ormai di fatto una strana “alleanza tra neoliberismo e cultura delle opere pie, contro lo Stato”.

Per fortuna, tuttavia, non sono solo le professioni del turismo, e della cultura, ad aver intrapreso questa battaglia contro la volontarizzazione dilagante nel nostro paese, un pò in tutti i settori, ma anche alcune istituzioni, quali ad esempio la Regione Toscana, ed il Comune di Firenze, che, forse più per necessità, vista l’incidenza del settore turistico sul loro Pil, che per reale convinzione, hanno posto al centro delle loro azioni, il contrasto alle attività abusive di guida turistica, rimettendo in ordine le cose, e con una giusta valorizzazione di specifiche professionalità.

Luca Monti

Leave a Reply

  • (not be published)