Oggi ospitiamo un nuovo redattore che ha scelto di pubblicare con lo pseudonimo di Krokodil, in onore di una rivista satirica dell’ex Unione Sovietica, oggi, non più pubblicata. Il senso di questo pseudonimo va ricercato, a suo dire nella circolarità della storia, che pur in forme diverse si ripete. Secondo Krokodil, oggi staremmo vivendo, anche in Italia, una sorta di revival dell’Unione Sovietica, sia pur in salsa cinese e quindi è necessario affrontare questo neo autoritarismo con l’arma della satira del periodo sovietico, appunto. Ecco quindi che il nostro neo redattore, si propone di affrontare i temi dell’attualità politica e sociale, con un taglio critico ma satirico, così da stigmatizzarli, ma al contempo sdrammatizzandoli. Non possiamo quindi che dire: Ben tornato Krokodil.

Tamponificio Italia

L’anno scorso un ottimo editoriale di Piero Sansonetti, intitolato “La narrazione tossica di un Paese che non c’è” ha fotografato benissimo l’atteggiamento persecutorio e bugiardo che il regime (a questo punto è proprio il caso di chiamarlo così) ha da tempo instaurato nei confronti degli italiani: se tra marzo e aprile 2020 si sono sprecati i racconti di droni ed elicotteri che ogni giorno immancabilmente beccavano qualche pericoloso renitente al lockdown, è altrettanto vero che la stragrande maggioranza della popolazione, ha aderito con zelo e rassegnazione, ai provvedimenti più assurdi, dal 1945 ad oggi. Il resto è storia: gli italiani hanno fornito una brillante prova di obbedienza al regime pari forse solo a quella dei cinesi, i quali peraltro hanno pur sempre dato vita alle proteste di Tien An Men nel 1989 e Hong Kong in tempi più recenti. Soprattutto, la “narrazione tossica”, che noi preferiamo definire propaganda, ha continuato a infierire rispolverando i più scontati clichè dei totalitarismi novecenteschi, primo tra tutti la crezione di nuovi nemici del popolo, una cosa che credevamo relegata al passato più buio della storia contemporanea. Invece no: in tutta Europa una schiera di opinionisti/guitti, lancia i propri strali contro quei pochi coraggiosi che osano mettere in discussione la pericolosità della febbre cinese e del suo presunto rimedio, il vaccino, sull’efficacia del quale non ci pronunciamo pur notando che se molti Paesi europei lo stanno rendendo di fatto obbligatorio, con metodi che non esiteremmo a definire illegali, qualcosa che non va c’è. Dicevamo, i nemici del popolo del 2021, sono quelli che nutrono dubbi e perplessità su tutta la ridda di provvedimenti da Cina maoista, che stiamo subendo da quasi due anni a questa parte: ai nemici del popolo si augura di “morire in una poltiglia verde” (tale Selvaggia Lucarelli, opinionista) di “restare tumulati senza più una vita sociale” (tale Vasco Rossi, cantante), di “vivere come sorci” (tale Roberto Burioni, virologo), di “essere costretti come in Corea del Nord, al tragitto tra casa e lavoro” (tale Renato Brunetta, ministro). Ci meraviglia come di fronte ad enormità simili, nessuno e sottolineiamo nessuno, si sia premurato di denunciare costoro per incitazione all’odio. Ed è strano, dato il dibattito infuocato che c’è stato fino a poche settimane fa sul famigerato DDL Zan. Strano pensare che in un Occidente, sempre più politicamente corretto, sempre più attento a non offendere nessuno ed a stabilire categorie di intoccabili, sia possibile augurare lo sciogliersi in una poltiglia verde per chi desidera solamente libertà di coscienza sui metodi di prevenzione e soprattutto di tornare alla normalità del 2019. La macchina della propaganda non si ferma mai in radio come in televisione e salvo poche eccezioni la stampa è sempre più degna della “Pravda” dei tempi di Stalin, mentre su internet un esercito di piccole Guardie Rosse della Rivoluzione si attiva per segnalare i commenti e le idee non conformi, usando un frasario standardizzato, che è sempre uguale dal 2020. Il 6 dicembre in Italia, enterà in vigore l’ennesimo provvedimento nazi-maoista, che di fatto escluderà, come si augura questa pletora di personaggi iperpagati e spesso sopravvalutati, una decina di milioni di italiani dal tempo libero e dalla socialità, e tutto questo mentre nella vicina Austria, che pur auspicava lockdown selettivi verso i non vaccinati le stesse forze dell’ordine si sono rifiutate di applicare una cosa simile. E’ un fatto: l’Italia si sta trasformando nella versione alle cime di rapa di un totalitarismo asiatico. Chi ha voluto che il green pass diventasse un permesso per vivere, una tessera di obbedienza, invece che una generica attestazione di status sanitario (già grave di per sé), come nelle intenzioni della Commissione Europea? Confindustria e le multinazionali in primis nell’illusione di allontanare lo spettro del lockdown e quindi della chiusura degli stabilimenti, ma soprattutto una ridda di piccoli satrapi locali, che in un’epoca più giusta avrebbe attirato le attenzioni di un Lombroso: ci riferiamo a tutti quei politici locali e regionali, i quali da tempo hanno messo su una gara a chi le spara più grosse ogni giorno, a chi invoca decreti degni di una dittatura africana degli anni Settanta. Il fenomeno è trasversale, malgrado la vulgata mediatica corrente, per prendere i voti dei covidisti, cerchi di affermare che il covidismo, sia avversato solo dagli avversari del proprio partito editore, per risultare ciascuno tra i più attivi alfieri di chiusure ed apartheid. Occorre poi porre attenzione, al fatto che nessuno tra i protagonisti del circuito politico e sottolineiamo nessuno, è davvero portatore di libertà, visto che i chiusuristi sono sia i Presidenti di Regione che fanno capo al Pd, come Eugenio Giani, in Toscana, che quelli appartenenti alla Lega, come Zaia in Veneto, o Fedriga in Friuli, che infatti è già in zona rossa, così come Arno Kompatscher della Provincia Autonoma di Bolzano, anch’essa, in parte, attualmente in zona rossa. Ecco quindi che il ritratto che la sinistra fa di un Salvini, sempre pronto ad avversare mascherine e vaccini è una pura costruzione di fantasia, mista ad opportunismo politico. C’è poi un altro personaggio che meriterebbe un capitolo a sé per folklore ed atteggiamenti tra il comico e il grottesco, un’autentica caricatura di se stesso: un Presidente di Regione, Vincenzo De Luca, le cui sparate sui lanciafiamme da dirigere contro i nemici del popolo, hanno procurato a quella regione e all’Italia stessa una figuraccia universale. Nel 2020, poi qualcuno ha convertito numerosi stabilimenti che un tempo producevano automobili alla produzione di mascherine, verso le quali contemporaneamente viene svolta un’attività propagandistica incessante. Siamo sicuri che sia regolare? In altri tempi qualcuno la domanda se la sarebbe posta, oggi che siamo in epoca di emergenza programmata e continuata chiederselo sarebbe… fascismo! Ovvero la condanna universale con cui i media all’unisono, o quasi, additano i nemici del popolo. E la propaganda continua, arruolando giornalini un tempo “contro” come il livornese Vernacoliere, ma soprattutto dando vita a un fenomeno nuovo: quello della censura privata che autoproclamati debunkers e fact-checkers impongono sui social, verso tutte quelle opinioni non conformi. Siamo sicuri che una cosa del genere sia normale? Come è possibile che nessuno abbia denunciato costoro per violazione della libertà di opinione e pensiero? Eppure i loro siti, sono perfettamente individuabili ed operano alla luce del sole. E’ vero che la censura privata è un fenomeno che riguarda un po’ tutto l’Occidente, ma da qualche parte bisognerà cominciare. A proposito, sappiate che tali siti con relativi agganci internazionali, sono online da marzo 2020. Coincidenze? Sarà, ma si può sospettare che ad organizzazioni del genere facciano riferimento quei soggetti che intervengono in ogni social, con frasi omologate del tipo “pensa ai camion con le bare a Bergamo”, o “se ti ammali firma un foglio in cui rinunci alle cure”? Ce lo chiediamo perché l’esistenza di milioni di pappagalli sempre pronti a ripetere le stesse fregnacce ci pare un po’ sospetta. Così come sono sospetti salti della quaglia poco ricordati, come quello di un politico, tale Zingaretti, all’epoca segretario del Pd, che a febbraio 2020, abbracciava i cinesi mentre oggi vorrebbe forse i lager per i non vaccinati. Sospetto è poi un personaggio aretino, che a marzo 2020 si lamenta perché il lockdown gli ha impedito le comparsate a teatro, ma poi si è subito convertito al covidismo di regime: chissà come mai, ma dubitiamo che ce lo voglia spiegare tra un insulto e l’altro. Sospetti sono ancora, blogger apparsi negli ultimi due anni oppure balzati agli onori della cronaca dopo anni di oscurità, come certe opinioniste scalze. Sorvoliamo per carità di patria su un governo degno di un tribunale fallimentare, sui vari virologi di regime, sulle varie cabine di regia, sui mille comitati tecnici e/o scientifici che stanno costando al contribuente fior di miliardi, perchè sarebbe come sparare sulla croce rossa, cosa che non siamo adusi a fare, e nemmeno sui circhi, cui tali carrozzoni sembrano assomigliare. Ma soprattutto sospetta, è la totale mancanza di una presa di posizione seria contro tutto questo da parte della cosiddetta società civile, sempre così pronta a puntare il ditino contro presunti fascismi di ritorno. Abbiamo l’opposizione di principio di un Massimo Cacciari, di un Agamben, perfino di un alfiere della sinistra radicale come l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che sta iniziando a raccontare l’impianto pandemico per quello che è: la scusa per eliminare il ceto medio e la libertà nel suo complesso a vantaggio di pochi soggetti privati sovranazionali. Fascista De Magistris? Fascista Cacciari? Fascista Agamben? Già che ci siamo, fascista Marco Rizzo, segretario dei Comunisti Italiani, che giustamente individua nel piano nazionale ripresa e resilienza una trappola che indebiterà l’Italia per i decenni a venire? Chissà come le opinioniste scalze e le varie maghe e streghe televisive stile Maga Magò ed Amelia, ma più arrabbiate, ci potrebbero rispondere. Già il piano nazionale rinascita e resilienza. Oltre all’uso e all’abuso del termine resilienza, nessuno si chiede come farà il Paese, a ripagare questa presunta ondata di denaro, peraltro ancora mai arrivato, che dovrebbe ricostruire un’economia devastata da due anni di stagnazione programmata? Due anni che si aggiungono a trent’anni di declino continuato, perchè va detto anche questo: l’Italia non si è mai ripresa dalla crisi del ’92, come non si è ripresa dalla bolla della cosiddetta new economy del 2000, così come non è mai tornata ai livelli della crisi del 2008, non ha recuperato dai danni provocati dal Governo Monti nel 2011 e non si riprenderà mai dal covidismo, che rappresenta davvero il chiodo nella bara. Proprio quell’Italia che a più riprese nel ventesimo secolo, ha saputo creare crescita e sviluppo fino a diventare una delle prime economie mondiali. Oggi il destino dell’Italia, potrebbe essere rappresentato dall’immagine di un sessantenne che porta le pizze in bicicletta, mentre un gruppo di turisti cinesi, rigorosamente in mascherina, si aggira nel centro storico, con file di diseredati, ma dotati di green pass (se no da mangiare non glielo danno), che fanno la fila alla Caritas per un piatto di minestra. Mala Tempora Currunt Sed Peiora Parantur!

Krokodil

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