Si è conclusa il 31 ottobre scorso, la XIII Florence Biennale Art + Design svoltasi alla Fortezza da Basso. Sinceramente, quest’edizione non ci ha entusiasmato per la qualità delle opere esposte, nè per la modalità della loro esposizione, con stands, che ci sono apparsi raffazzonati, tuttavia vogliamo giustificare gli organizzatori, trovatisi ad affrontare una situazione emergenziale globale, che certo non ha favorito idee creative in campo artistico, anche se fa ben sperare l’impegno dei giovani artisti del Padiglione Cavaniglia, che forse hanno rappresentato il meglio di questa biennale dal lato artistico.

Nel campo del design, invece, abbiamo visitato con piacere lo stand del Museo del Design Toscano, che ha messo in mostra la creatività di progettisti ed aziende della nostra regione, nel settore industriale contemporaneo, fenomeno spesso sconosciuto ai fiorentini ed ai toscani stessi, ma che, invece, merita di essere conosciuto. Molti pensano, infatti riferendosi al genio toscano, che si tratti di qualcosa, che si è fermato misteriosamente al rinascimento, senza sapere, che in realtà si è evoluto nei secoli con prodotti di alta gamma ancora oggi costruiti, perfettamente funzionanti dal punto di vista tecnico e fruibili esteticamente. Un esempio su tutti, lo Stadio Castellani, di Empoli, la cui costruzione in tubi “Innocenti” scatenò, al debutto degli azzurri empolesi in Serie A, l’ironia dei tifosi Viola che è frutto proprio del genio toscano contemporaneo. Sarebbe stato impossibile, infatti, realizzare un intero stadio in tubi metallici, senza l’invenzione di un piccolo giunto che permette il bloccaggio di due tubi e di conseguenza la costruzione di ardite architetture, come quelle del Castellani. E proprio quel giunto, è frutto dell’intuizione di un genio toscano, il pesciatino Ferdinando Innocenti, dal quale trae origine nell’immaginario collettivo, il nome di quei tubi metallici malgrado essi non siano chiaramente una sua invenzione, avendo una storia ben più antica rispetto al suo giunto.

Ed il giunto realizzato da Ferdinando Innocenti, nel 1934, è proprio uno dei prodotti celebrati attraverso la narrazione delle loro storie, industriali ed umane, nello stand del Museo del Design Toscano, alla Biennale. Gli altri che rappresentano solo una parte della creatività toscana e non potrebbe essere diversamente, vista la ricchezza di idee che caratterizza la nostra regione, sono stati:

Il divano modulare ed interamente personalizzabile “Quadrone”, ideato dallo studio Internotredici di Firenze e prodotto dalla Bardi di Quarrata, nel 1974 e riproposto, con una rivisitazione estetica e funzionale nel 2018.

L’orologio cronografo “Sport Vision”, ultimo modello dell’elbana Locman.

Lo sgabello girevole Cayman, ormai riconosciuta icona del design, tanto da “vantare”, numerose imitazioni, malgrado sia un idea, abbastanza recente (2005) dello Studio Archirivolto di Colle Valdelsa e prodotto dalla Fasem di Vicopisano.

Il diffusore acustico flessibile “Anaconda”, progettato dal fiesolano Alessandro Tatini e prodotto nel 2013 dalla K – Array di Scarperia e San Piero. Si tratta di un’idea veramente interessante, perchè permette di “nascondere” in mezzo a qualsiasi arredamento tutti i watt di cui necessitano gli impianti acustici per i concerti, ad esempio, senza l’intralcio e l’ingombro di casse, woofer e subwoofer vari, essendo tutto all’interno dell’anaconda appunto. Al riguardo il Presidente del Museo del Design Toscano, Luigi Trenti, ci ha raccontato durante la nostra visita alla Biennale un episodio simpatico, nel quale un noto cantante italiano, che non aveva capito come funziona questo sistema di diffusione, si fosse lamentato della mancanza, in prossimità del suo concerto, di un impianto acustico e di quanto sia rimasto sorpreso, quando gli è stato fatto vedere tutto pronto e perfettamente funzionante.

L’Autobox 106, che è l’ultimo modello di Autovelox, prodotto nel 2019, dalla Sodi Scientifica, azienda di Calenzano, che possiamo definire la madre di tutti i radar per rilevare la velocità stradale, essendo leader nel settore a livello mondiale. L’Autobox 106, inizia ad essere installato sulle principali arterie con un paio di esemplari già attivi sulla Firenze – Pisa – Livorno e viste le caratteristiche avanzate di questo strumento, consigliamo di rallentare molto prima dello stesso, che è in grado di rilevare la velocità anche ad un chilometro di distanza e quindi la multa arriva lo stesso, anche se si passa di fronte all’apparecchio, viaggiando entro i limiti consentiti dalla segnaletica. Insomma, si tratta di un prodotto che farà discutere, vista la scarsa popolarità degli Autovelox, con i quali comunque volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.

Il sistema per il trattamento dell’incontinenza urinaria femminile, “Dr. Arnold” prodotto dalla El.En di Calenzano, nel 2020 e che sta già conquistando l’interesse del mercato mondiale di questo genere di tecnologia elettro medicale.

La macchina per caffè GS3 Serie OFB, prodotta nel 2020, dalla storica azienda Officine Bambi la Marzocco, di Scarperia e San Piero, su progetto del fiorentino Stefano Della Pietra. Si tratta di una rivisitazione estetica e funzionale della linea “GS”, lanciata negli anni ’70, con l’utilizzo specifico per i bar, mentre questa nuova generazione, si pone l’obiettivo di entrare anche nelle case dei clienti privati e rappresenta quindi una sfida alle macchine per caffè, in capsule o in cialde, che ultimamente dominano quel segmento di mercato.

Il nuovissimo soffione doccia “Origami”, progettato dal trio fiorentino Giampiero Castagnoli, Alessandra Bertini e Gianluca Belli e prodotto quest’anno, dalle Rubinetterie Treemme di Asciano.

E finalmente, quella che crediamo essere stata la superstar della Biennale la Mazzanti Evantra. Si tratta di un auto da sogno, o come viene definita nel catalogo del Museo del Design Toscano, una hypercar sartoriale, che nasce da un’intuizione del pistoiese Luca Mazzanti, che ha costituito la Mazzanti Automobili nel 2003, a Gello di Pontedera, zona di tradizione motoristica con un nome su tutti, la Piaggio. Ma Evantra, va oltre il sogno e si pone l’obiettivo di diventare un mito, come la divinità etrusca, dalla quale prende il nome e della quale ha sfoggiato la “livrea”, proprio durante la Biennale.

Insomma la visita allo stand del Museo del Design Toscano, ci ha aperto un mondo, che conoscevamo dai nomi di alcune delle aziende citate, ma del quale ignoravamo i dettagli e soprattutto la portata economica ed industriale. Consigliamo quindi a tutti di andare sul sito www.mudeto.it per scoprire ancor più in profondità, il genio toscano contemporaneo nel mondo del design industriale.

Luca Monti

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