Nei giorni scorsi un gruppo di donne iraniane, è stato ricevuto a Montecitorio, su iniziativa della Deputata del PD, Lia Quartapelle. Le donne iraniane hanno voluto ringraziare la Deputata, con un comunicato stampa del quale pubblichiamo il testo: “Abbiamo incontrato a Montecitorio, un gruppo di Parlamentari Italiani. Perché? Perché in Iran c’é una rivoluzione in corso da quasi due mesi. Perché manifestare pacificamente ed esprimere dissenso, è punito con la pena di morte. Perché in meno di due mesi sono morte più di 400 persone. Perché 53 di queste erano bambini. Perché la più piccola aveva 7 anni. Per questo é quantomai urgente che il Parlamento ed il Governo italiani, si schierino chiaramente in favore del popolo iraniano e contro la sua repressione. La libertà di un popolo è la libertà dell’Umanità intera. Questa lotta é di tutti. Vogliamo esprimere un ringraziamento a Lia Quartapelle ed all’Arci nazionale, per aver organizzato questo incontro, e a tutti i Parlamentari presenti, per aver dimostrato che il Parlamento Italiano non è sordo. E non rimarrà muto. Vorremmo infine, riportare quanto ci è stato risposto alle nostre richieste precise riportate sul nostro comunicato che alleghiamo alla presente:

1) Non abbiamo ricevuto nessun riscontro sulla nostra richiesta di interrompere I rapporti economici con l’Iran, cosa che ci ha lasciato perplesse.

2) In merito alla nostra richiesta di interrompere i rapporti diplomatici e di provvedere all’espulsione dell’ambasciatore iraniano dall’Italia, ci è stato spiegato che questi canali servono ai fini di poter esercitare pressione sul regime iraniano di annullare le sentenze della pena di morte emesse per i manifestanti e di fermare la repressione. Ci è stato detto che tale provvedimento, sarebbe l’ultima misura che andrebbe presa in questi casi. Noi abbiamo risposto che i canali diplomatici esistenti in questi 43 anni, non hanno mai avuto effetto e che il regime iraniano ha sempre intensificato la repressione in tutti questi anni. Abbiamo spiegato che tali rapporti sono solo serviti al regime criminale iraniano, per guadagnare legittimità internazionale, quando a livello domestico ormai ha perso tutta la sua legittimità e che il continuo dei rapporti diplomatici aiuta soltanto il regime, a reprimere ulteriormente il popolo iraniano. Abbiamo esplicitamente e più volte, chiesto ai Parlamentari di non aiutare il nostro nemico, il regime disumano e criminale della Repubblica Islamica, in tal senso. Per noi dopo 43 anni siamo ormai arrivati alla fine ed al momento di implementare questa “ultima misura”. Questo è il motivo per cui abbiamo portato lo striscione “Italy Deals, Iran Kills” qui al Parlamento. Al limite, è stata ipotizzata la convocazione dell’ambasciatore iraniano che abbiamo accolto come un primo passo verso l’espulsione.

3) Le nostre richieste di esercitare pressione per fermare le sentenze di pena di morte, di inviare una commissione nelle carceri iraniane, al fine di liberare i prigionieri politici, sono state accolte dai Parlamentari, che hanno confermato il loro impegno immediato che apprezziamo e di cui attendiamo i risultati.

4) Sulle sanzioni individuali delle entità legate al regime iraniano, i parlamentari sono stati altrettanto disponibili e ne siamo contente.

5) Abbiamo ribadito più volte che vorremmo avere un riscontro a tutte le nostre richieste, con le dovute motivazioni in merito alle deliberazioni del Parlamento e del Governo italiani e rimaniamo in attesa. Con questa relazione abbiamo voluto riportare ai Cittadini italiani, al popolo iraniano e a tutti, l’esito di quanto è avvenuto a porte chiuse durante il nostro incontro. Abbiamo approfittato di questa iniziativa per intervistare Maryam, una donna iraniana che vive a Firenze da quasi cinquant’anni e che ci ha raccontato cosa pensa della situazione nel suo Paese.

Ecco cosa ci ha detto: “Mi ricordo ancora la mia infanzia, eravamo nel 1973, sotto il governo dello Shah Reza Pahlavi e pur non essendo la mia famiglia particolarmente ricca, non ci mancava nulla, insomma vivevamo tranquilli e relativamente felici. In quel periodo cominciarono le manifestazioni di protesta contro lo Shah e davanti a casa mia furono fatti dei vandalismi, perchè era nota la simpatia verso il governo della mia famiglia. Mi ricordo poi che nel 1979 ho avuto la fortuna di prendere il volo per l’Italia, per venire a studiare architettura a Firenze, proprio la sera prima dell’arrivo di Khomeini a Teheran, per prendere il potere. Parlo di fortuna col senno di poi, perchè nessuno ancora, poteva immaginare il cambiamento in peggio della società e dello stile di vita iraniano sotto il governo religioso. Adesso finalmente le cose sembrano cambiare perchè la gente ha capito che cosa rappresenta quel regime in termini di mancanza assoluta di libertà. In pratica le sole cose che la gente può fare in Iran, sono le feste in casa, andare al ristorante o al mare, che è poca cosa ovviamente. Credo che la colpa di quello che è successo in Iran, in questi quasi cinquant’anni, intendo dalla caduta dello Shah, ad oggi, sia colpa delle superpotenze occidentali, che hanno voluto portare in povertà il nostro Paese, per impedirgli lo sfruttamento delle grandi risorse che possiede, dal petrolio, all’uranio e a molte altre. Evidentemente faceva comodo alle grandi potenze un Iran povero ed isolato, rispetto ad un Iran, sviluppato con un buon ceto medio di tipo occidentale, come quello che rappresentava la mia famiglia, che è rimasta a Teheran e che ovviamente mi manca tanto. Da cittadina della capitale, sono comunque vicina alle popolazioni Curde, che sono quelle che hanno vissuto e stanno vivendo peggio, sotto il regime religioso iraniano, anche a causa della loro fede e mi ha colpito molto l’uccisione in quelle zone martoriate del Paese, da parte delle forze armate del regime di un bambino di soli nove anni, che viene descritto, come un potenziale grande inventore, avendo egli realizzato, da solo una barca perfettamente funzionante. Insomma è triste pensare che un bambino così talentuoso possa morire a nove anni, per mano di agenti che dovrebbero proteggere il futuro del Paese e non reprimerlo ed ucciderlo.”

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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