Gli ultimi due giorni sono stati davvero terribili sul fronte degli incidenti sul lavoro in Toscana. Ieri infatti giorno in cui, i portuali livornesi scioperavano per la morte avvenuta il giorno precedente, di un marittimo rimasto ucciso dalla rottura del cavo d’ancoraggio di una nave, a Pietrasanta moriva un operaio di un’azienda di lavorazioni marmoree, schiacciato dalla caduta di un blocco di marmo che stava pulendo. Ed oggi si fermeranno per uno sciopero di otto ore, appunto, gli addetti del settore marmifero apuoversiliese.

Ben vengano gli scioperi per solidarietà alle vittime, alle famiglie delle quali, va il nostro cordoglio, ma appare del tutto evidente, che questi non rappresentano uno strumento di contrasto al fenomeno delle morti sul lavoro, delle quali dovrebbe occuparsi la politica, che appare invece, del tutto incapace di elaborare delle linee guida per la sicurezza sul lavoro, credibili e facili da attuare in ambito aziendale e meglio ancora se suddivise per settori produttivi. Crediamo che per arrivare a ridurre le morti sul lavoro, cercando di prevenirle per quanto possibile, tenendo comunque presente, che il rischio zero non esiste, occorra formare in aggiunta agli ispettori del lavoro, delle nuove figure professionali ad hoc, con poteri ispettivi e sanzionatori, in carico alla Regione Toscana, capaci di intravedere dall’osservazione attenta di dettagli anche piccoli, le situazioni aziendali di criticità prima che queste si verifichino. È chiaro che la formazione e la successiva assunzione di questi soggetti, ha un costo, ma potrebbe, a nostro avviso rientrare in qualche fondo perduto europeo, legato al cosiddetto recovery fund senza contare, che comunque creerebbe a sua volta posti di lavoro qualificati, aumentando al contempo la sicurezza e riducendo le possibilità di infortuni ed il costo sociale che da questi deriva. Insomma, sembra essere il momento di ragionare in un’ottica di prevenzione a monte del fenomeno, anziché di repressione a valle dello stesso.

Luca Monti

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