Come sappiamo, uno dei maggiori punti di tensione mondiale è rappresentato da quella complessa realtà che è il Medio Oriente, che i media occidentali ed italiani, raccontano sempre, a nostro avviso, in modo superficiale, o di parte, secondo le convenienze editoriali di ciascuna testata o rete televisiva. Noi però vogliamo saperne di più, perchè la geopolitica, oggi è fondamentale per comprendere verso quale mondo ci stiamo dirigendo ed a tale scopo, riprendiamo un’analisi sui rapporti tra Arabia Saudita ed Iran, di fonte russa, esattamente di Anastasia Solonskaya, riportata anche da siti specializzati francesi.

Ecco quanto dice la Solonskaya: “Nel corso degli anni, le relazioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita, sono state caratterizzate da una solida rivalità che si è acuita recentemente. La ragione di questo conflitto freddo, fra i due Stati, è da ricercarsi nella loro rivalità per la leadership e la maggior influenza nella regione ed il tutto è aggravato dalle differenze nella percezione religiosa del mondo. Entrambi i Paesi, infatti, hanno l’Islam come religione di Stato ma aderiscono a due correnti islamiche diverse fra loro. L’Arabia Saudita è dominata dall’Islam Sunnita, mentre l’Iran, è a maggioranza Sciita. Inoltre l’Islam, è nato nel territorio che oggi è l’Arabia Saudita e di conseguenza questo Stato, ritiene di avere il diritto naturale di rivendicare la supremazia sulla regione. Le cosiddette primavere arabe hanno attizzato il fuoco che covava sotto la cenere di questa rivalità tra Iran ed Arabia Saudita, innescando nuove tensioni, e gli Stati Uniti hanno cercato di approfittarne per estendere la loro influenza nella regione invadendo l’Iraq. Il Governo di Teheran, non poteva restare a braccia incrociate, soprattutto considerando la minaccia per i suoi confini occidentali, rappresentata dall’Iraq ed ha dunque cercato di ridurre con ogni mezzo, l’influenza americana, in una regione già fortemente frazionata. Dobbiamo dire che Teheran, se l’è cavata bene, riuscendo a stabilire, in Iraq, la propria influenza religiosa che si è riverberata, anche nel settore strategico della sicurezza e nei buoni rapporti con gli ambienti politici iraqeni, il tutto malgrado l’embargo e le gravi sanzioni imposti all’Iran dagli Usa e dall’Onu. D’altro canto, com’era prevedibile, questa iperattività sciita, non poteva non mettere in allarme l’Arabia Saudita che come detto rappresenta la punta di diamante del campo islamico sunnita. I sauditi hanno quindi chiesto l’aiuto degli Stati Uniti, per contrastare l’influenza iraniana in Iraq ed ecco che Riyad e Teheran sono di nuovo sulle parti opposte della barricata, con i sauditi, che insieme agli Stati Uniti, appoggiano in Iraq, le opposizioni, e gli iraniani che, invece agiscono a favore del Governo di Baghdad. Non bisogna però dimenticare la Russia, che ha firmato, già nel marzo del 2001, un accordo con l’Iran sulla base delle buone relazioni e del principio di cooperazione fra i due Stati, che sarà rinnovato appena possibile, stando alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo, Serguei Lavrov, al termine di un bilaterale col suo omologo iraniano, il 13 aprile scorso. Lavrov, ha detto,infatti, che le relazioni con l’Iran hanno raggiunto un nuovo livello più avanzato e vanno verso un rafforzamento. Aldilà di questo, però e delle tensioni pregresse tra i due Paesi, che abbiamo già descritto, i rapporti tra Iran ed Arabia Saudita, sembrano poter virare verso un miglioramento, come dimostrano i primi colloqui in tal senso, svoltisi nell’aprile scorso, che ovviamente non hanno sciolto tutti i nodi al primo colpo. Le previsioni al riguardo, sono tuttavia buone, in quanto i colloqui, che si svolgono a Baghdad, sono mediati dall’Iraq, e visti di buon occhio dagli Usa, che sperano di poter aprire una nuova fase di pacificazione della regione anche utilizzando la carta dell’equidistanza tra Iran ed Arabia Saudita che potrebbe spingere quest’ultima, a migliorare i rapporti e la collaborazione con Teheran, per garantirsi maggiore sicurezza nella regione. Ovviamente anche se i dialoghi tra Arabia Saudita ed Iran, si svolgono a Baghdad, in essi, non si affrontano temi di politica interna o estera dell’Iraq, che è solo mediatore, e non parte in causa diretta. Ed altrettanto ovviamente, non è possibile, al momento dire con certezza se questi colloqui porteranno ad un reale e definitivo disgelo tra i due Paesi e quanto, qualora si arrivasse a tale auspicato risultato, esso potrà durare nel tempo, visto il substrato di tensioni e rivalità esistente.”

Insomma non ci resta che sperare nell’esito positivo di questi colloqui tra Arabia Saudita ed Iran, perchè la stabilità nel Medio Oriente, deve essere interesse ed obiettivo primario di tutti, non solo dei Paesi coinvolti.

Luca Monti

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