Oggi, in Via Ricasoli 44/r, si inaugura una mostra che farà certamente molto discutere. Si tratta del “Selfie Museum”, che resterà aperto, da oggi appunto fino all’8 marzo 2022, presso il Florence Art Lab, in uno spazio di ben mille metri quadrati. Alla realizzazione delle oltre cinquanta stanze tematiche nelle quali è stato suddiviso l’ambiente hanno partecipato quattrocento artisti da tutto il mondo. Secondo gli organizzatori, lo scopo di questo strano museo che non è un museo ma una sorta di “mostra non mostra”, essendo piuttosto sulla linea di confine tra l’installazione e la performance, sarebbe quello di permettere ai visitatori di essere parte dell’opera divertendosi. Il concetto è semplice, chi lo desidera può scegliere una delle stanze tematiche, allestite come un vero e proprio set cinematografico scegliere dove posizionarsi nello spazio, l’altezza ed il punto da cui scattare la foto per ottenere il proprio selfie d’artista.

Ph. tratta dalla Galleria del Selfie Museum

Tuttavia i motivi per far discutere il “Selfie Museum”, li ha tutti, a cominciare dal luogo, a pochi passi dal David di Michelangelo, vera icona artistica della città, anch’esso in Via Ricasoli, nel Museo dell’Accademia. Questo abbinamento non ci scandalizza, né ci dispiace in fondo, anzi lo troviamo anche potenzialmente foriero di un dibattito sul futuro dell’arte e sulla funzione di quest’ultima, nella società contemporanea. Quello che ci lascia perplessi semmai, è proprio l’appiattimento del concetto di arte, che il Selfie Museum, promuove indirettamente. Da che mondo è mondo, infatti l’arte pur scioccante nel descrivere la contemporaneità di ogni preciso momento storico, è sempre e comunque stata fedele al meccanismo di trasmissione delle emozioni dal realizzatore dell’opera, al fruitore finale che va a sondare nel profondo dell’anima dell’artista, attraverso i segni che questo gli trasmette. L’idea invece di rendere protagonista ed allo stesso tempo artefice dell’opera, il visitatore occasionale del “Selfie Museum” annulla questo principio, rendendo di fatto inutile persino la presenza stessa di un artista, bastando il soggetto a sè stesso. Non siamo contrari alla fotografia intesa come arte, anzi la apprezziamo e la rispettiamo ma riteniamo inconcepibile che questa sorta di edonismo narcisista che è il selfie, possa essere considerato arte. Qualcuno potrebbe obiettare al riguardo, che da secoli esistono gli autoritratti e che il selfie, sarebbe la versione moderna degli stessi ma non è così. In un autoritratto, infatti l’artista deve comunque confrontarsi con la tecnica pittorica dal vivo e col conseguente effetto di essere in movimento, ma di doversi raffigurare da fermo e spesso rovesciato rispetto a quanto vedono i suoi occhi dato che molti autoritratti vengono eseguiti di fronte ad uno specchio. Nel caso del selfie, invece, ci si mette in posa quasi sempre studiata e non spontanea, si clicca e il gioco è fatto. Nessuna difficoltà esecutiva, ma soprattutto, come detto sopra nessuna trasmissione emotiva, essendo il selfie, pura raffigurazione narcisistica del qui e ora, completamente avulsa dal contesto sociale e culturale del periodo vissuto dal soggetto. A dimostrazione di questo vogliamo confrontare quella che per noi è la forma d’arte purissima rappresentata dall’autoritratto multiplo di Norman Rockwell realizzato nel 1960, con una delle immagini della “galleria” del Selfie Museum. L’opera che è comunemente conosciuta come “Il Triplice Autoritratto”, in realtà, invece è ottuplice, perchè alle tre autoraffigurazioni di Norman Rockwell, immediatamente visibili occorre aggiungere le cinque che si trovano sul foglio di carta, appeso alla tela in fase di pittura.

Sfidiamo chiunque, in qualsiasi delle cinquanta stanze tematiche del Florence Art Lab, di Via Ricasoli 44/r, si trovi, a realizzare un selfie con tale profondità espressiva e soprattutto capace di trasmettere emozioni.

Ph. tratta dalla Galleria del Selfie Museum

Luca Monti

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