Lo scandalo delle concerie, che sta agitando la Regione, con la relativa inchiesta, che vede indagato il capo di gabinetto di Enrico Rossi, poi confermato in tale ruolo da Eugenio Giani, fino, appunto, all’arrivo di questa indagine da parte della Magistratura, sta provocando anche uno scontro politico tra l’ex e l’attuale presidente della Toscana.

La polemica tra i due innescata nei giorni scorsi da Enrico Rossi, è tutta sulla paternità di quella norma regionale, sugli scarichi industriali delle concerie, che è finita nel mirino degli investigatori e che evidentemente risulta difficile da sostenere politicamente, tanto che proprio ieri, è stata cancellata col voto dell’aula. In pratica Rossi, ha sostenuto e continua a sostenere, che l’emendamento “incriminato” della legge regionale, emessa dalla sua Giunta, sarebbe stato aggiunto per decisione del Consiglio Regionale, allora presieduto proprio da Eugenio Giani. Quest’ultimo replica ribaltando la prospettiva e sostenendo che quando la legge regionale, venne impugnata dal Governo, di fronte alla Corte Costituzionale, Rossi, la difese presentando delle controdeduzioni anzichè modificarla, o ritirarla. Aldilà di ogni considerazione sui fatti oggetto di indagine, dei quali si dovrà occupare la Magistratura, il dato politico che emerge dalla vicenda, sembra essere quello di una profonda spaccatura del PD toscano, per cercare di ricomporre la quale, il segretario regionale del partito, Simona Bonafè, ha convocato la prossima settimana una riunione della direzione.

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