Nanda Vigo, artista milanese, scomparsa il 16 maggio scorso, che fu anche compagna di vita del grande Piero Manzoni, grazie al quale conobbe i più importanti protagonisti della Milano artistica degli anni ’60, e ’70, aveva raccolto un’importante collezione d’arte, comprendente opere ovviamente di Piero Manzoni, ma anche di Lucio Fontana, Enrico Baj e Giuseppe Capogrossi, che sta diventando un caso.

La Vigo, infatti, nel 2011, aveva nominati quali eredi universali testamentari dei propri beni, in assenza di figli e parenti prossimi, i francescani dell’Associazione Opera San Francesco per i poveri. Tuttavia, dopo una proficua collaborazione con i gesuiti della Fondazione San Fedele, finalizzata a permettere la fruizione al pubblico delle opere della propria collezione, la Vigo, decise nel 2017, di donare buona parte della raccolta, a quest’ultima istituzione religiosa, che ne ha effettivamente, curato la musealizzazione, nel Museo San Fedele. Il problema sorge, con le restanti opere della collezione di Nanda, circa un terzo, rientranti nel lascito testamentario originario, e che sembrerebbero andate perdute. I francescani, infatti, dicono di aver rinunciato alla donazione, e di non sapere nè quante siano le opere, nè dove siano, mentre secondo i vertici dell’Archivio Nanda Vigo, le opere sarebbero, invece nella casa dell’artista, in zona Porta Romana, rientrante nell’asse ereditario testamentario, le cui chiavi, quindi le avrebbero i francescani. Ad entrare in scena, adesso è la Soprintendenza meneghina, che ha avviato un procedimento di tutela, per scongiurare rischi di dispersione, visto l’eccezionale interesse culturale della collezione d’arte, di opere, e di oggetti di proprietà di Nanda Vigo. Per i profani del funzionamento del cosiddetto meccanismo di tutela dei beni artistici e culturali, ricordiamo che l’attivazione di un procedimento di tutela da parte del Ministero dei Beni Culturali, tramite le Soprintendenze, che ne sono i bracci operativi sul territorio, implica che le opere oggetto di tale procedimento, vengano bloccate ai fini della vendita, ed in particolar modo non possano uscire dall’Italia, chiunque ne sia il detentore, a qualsiasi titolo. Ci auguriamo che la controversia tra due istituzioni religiose, riguardo la proprietà di una collezione d’arte, che giunge tra l’altro in corrispondenza di un duro attacco del Papa, alla proprietà privata si risolva in tempi brevi, nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti, ma soprattutto per permettere che una tale importante collezione d’arte moderna italiana del secolo scorso, possa essere messa a disposizione dei visitatori.

Luca Monti

Leave a Reply

  • (not be published)