SeIl lago è il protagonista della raccolta poetica di Camilla Ziglia, intitolata: “Rivelazioni d’Acqua”.

La poesia di Camilla Ziglia, è caratterizzata da una marcata forza visiva e iconica, che porta il lettore a immaginare gli ambienti lacustri evocati dai suoi versi. Già dall’incipit, che si rivolge direttamente al lettore, come se fosse un invito a entrare nel suo mondo poetico possiamo immaginare che sia uno dei bellissimi laghi del bresciano, terra di origine dell’autrice. Ma ecco l’incipit: «Stai qui, senti- ti piace- è il mio giardino sulla sponda del lago.» Come afferma nella prefazione Ivan Fedeli, l’opera dell’autrice rielabora in forme personalissime la tradizione poetica dell’ermetismo italiano del Novecento, con componimenti brevi, che suonano come improvvise “rivelazioni d’acqua appunto, arricchite da allitterazioni e rime appena sussurate. La raccolta è divisa poi, in quattro “stagioni”: stagione di mancanza, stagione di sangue e perdono, stagione di promesse e stagione di percorsi. Le stagioni atmosferiche percepite dal suo giardino sul lago, vengono quindi trasfigurate in metafore dei percorsi interiori. Al confronto tra vita e morte è dedicata la stagione della mancanza, che richiama idealmente la stagione delle nebbie e del letargo della natura, come dimostrano questi versi: «Un grazie di ciglia/questa nebbia/che emerge dall’acqua dalla terra/ più grassa si lascia accogliere. Può essere la morte/ tanto pazza della vita, da guardarla piano negli occhi/ e alitarle in faccia.» La stagione del sangue e del perdono evoca, invece, l’inverno, con immagini che rimandano al freddo e alla neve. È una stagione “violenta” e nelle poesie dominano le immagini di strappi e lacerazioni, come nei versi seguenti: «M’ha strappata a viva forza/strattonata per i polsi/all’apertura delle imposte o il sole più freddo/acceca la neve d’alta quota.» E arriva la Primavera, la stagione delle promesse e dell’attesa di una rinascita che magari non avverrà, qualcosa di simile al leopardiano sabato del villaggio,, che si esplicita in questi versi: «C’è un momento all’alba/ che torna al tramonto/ riaffiora la costante del tempo/ (…) in un attimo è giorno.» Poi arriva anche la stagione dell’amore, che ci porta all’estate, la stagione dei “percorsi” e della “calma delle cose compiute”: «Se mi chiedi cos’e amore/stringo le mani nelle tue/ quelle che mi hai teso vuote/ con tutta la vita scritta dentro.» La centralità del magico ambiente lacustre di Camilla Ziglia, si acuisce in quest’ultima parte della raccolta, con moltissime immagini dal grande impatto visivo. Nella sezione dedicata all’estate compare, infatti l’umanità come sfondo della natura, con l’immagine dei bambini che fanno il bagno nel lago e quell’abbraccio di madre che può tornare. In una delle poesie Camilla Ziglia, ci suggerisce poi la sua visione del mondo, letta non su “assi cartesiani” ma attraverso la diagonale della vela, oltre il dualismo e le facili semplificazioni. Una vera e propria “rivelazione d’acqua” appunto. La nebbia è poi un’altra costante del viaggio poetico di Camilla Ziglia che spazia dalla fitta nebbia autunnale alla suggestiva “nebbia di sole” estiva. La magia dell’acqua e della calma lacustre, la calma delle cose compiute, è così foriera di “rivelazioni” sul senso della vita, per chi la sa cogliere. E il cerchio si chiude con l’excipit, nel quale l’autrice intravede nell’estate l’ombra malinconica dell’autunno, come testimoniano questi versi: «Ogni volta l’estate/innerva radici nelle tinte d’autunno/trascina l’illusione/come chi non vuole morire. Si impara davvero/ a lasciare e aspettare?» E con questo ’excipit, Camilla Ziglia ci accompagna in un tempo ciclico, alla ricerca di nuove stagioni e nuove “Rivelazioni d’acqua”.

Andrea Maccio’

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