La mostra “Rinascimento Privato. Da Spanzotti a Defendente Ferrari nelle collezioni private piemontesi” presso la fondazione Accorsi-Ometto di Torino, si propone di raccontare l’evoluzione della pittura piemontese, nel primo Rinascimento, dalla fine del Quattrocento, alla metà del Cinquecento.

Nelle sale espositive, oltre trenta opere accuratamente selezionate, tutte provenienti da collezioni private, presentano al grande pubblico le peculiarità del Rinascimento Piemontese e dei suoi protagonisti come Giovanni Martino Spanzotti, Gerolamo Giovenone, Gandolfino da Roreto, Bernardino Lanino e Defendente Ferrari. L’arte rinascimentale dell’area subalpina, è meno nota al grande pubblico, rispetto a quella toscana o veneta: questa mostra ha il merito di ricostruirne il percorso e le specificità attraverso opere normalmente non visibili al pubblico e un suggestivo allestimento con le sale espositive quasi completamente oscurate. Il titolo della mostra, è ispirato al noto romanzo di Maria Bellonci “Rinascimento Privato” vincitore del Premio Strega nel 1986. Sei le sezioni della mostra: I precursori. La pittura in Piemonte nel Quattrocento; I committenti; I grandi polittici tra scomposizione e ricostruzione; Arredare decorando. Cassoni nuziali tra gotico e rinascimento; Immaginare la Santità. Culti e devozione tra le Alpi e le pianure; Defendente Ferrari e la pittura rinascimentale in Piemonte tra tradizione e innovazione. In Piemonte, l’attenzione per gli artisti definiti “primitivi” in quanto attivi prima di Raffaello, risale a fine Ottocento, grazie alle ricerche di Padre Emilio Bruzza e di Francesco Gamba: in una trentina d’anni, le opere di questi pittori uscirono dall’anonimato, con le prime ricostruzioni biografiche di Spanzotti e Defendente Ferrari. Nel 1909 il senatore Leone Fontana, donò al Museo Civico di Torino, una cospicua quantità di opere del Ferrari, oggi conservate ed esposte a Palazzo Madama. Gli artisti esposti nella mostra “Rinascimento Privato” portarono la “maniera moderna” di dipingere negli stati sabaudi, con soluzioni cromatiche e figurative nuove, ove prevaleva ancora decisamente la maniera tardo-gotica. Negli artisti del Rinascimento Piemontese come documenta la mostra, è particolarmente evidente l’influenza della pittura fiamminga. Il vercellese Giovanni Martino Spanzotti, autore del grandioso ciclo di affreschi della Chiesa di San Bernardino ad Ivrea, è autore di numerosi interni dal gusto fiammingo e provenzale e di notturni, e come sottolineò già Roberto Longhi, può essere considerato per il Rinascimento Piemontese, quello che Vincenzo Foppa, è stato per quello lombardo. La predilezione per le ambientazioni nordiche e l’affinità al linguaggio dei pittori fiamminghi, caratterizza anche la pittura del più noto autore del Cinquecento Piemontese, Defendente Ferrari. In mostra alla Fondazione Accorsi, opere giovanili come “La presentazione al tempio”.

Ma vi sono anche una “Natività” ed una “Vergine con due Evangelisti”, oltre a una rara rappresentazione della scena del “Bacio di Giuda” di epoca più tarda.

Le opere giovanili mostrano una certa persistenza del gusto tardogotico nella presenza di fondi oro e aureole dorate e nell’architettura degli spazi. Nella sala dedicata a Defendente, trovano posto anche le opere dei vercellesi Gerolamo Giovenone e Bernardino Lanino, allievi di Gaudenzio Ferrari, esponenti di un’altra anima del rinascimento piemontese quella influenzata dalla maniera lombarda di Leonardo, Bramante e Bramantino, più emancipata dall’influenza tardo gotica e fiamminga. In questa sala anche una maestosa “Natività” del novarese Sperindio Cagnoli, nel quale possiamo cogliere l’influenza di entrambe le correnti del Rinascimento Piemontese. Da segnalare anche, nella sezione “Immaginare la Santità” le opere di piccolo formato di Gandolfino da Roreto, artista attivo ad Asti, nel periodo Rinascimentale dove ha lasciato importanti affreschi e dipinti in Cattedrale e nella Chiesa di San Secondo, i rari cassoni nuziali e le due sculture lignee attribuite al “Maestro della Madonna delle Nevi” esposte nelle sale della Collezione permanente.

Per l’occasione è possibile quindi visitare con il biglietto della mostra, anche il Museo di Arti Decorative Accorsi Ometto, che si compone di 23 sale, aperte nel 1999 dall’antiquario Giulio Ometto, realizzando il sogno del collezionista Pietro Accorsi. La mostra resterà aperta fino al 29 gennaio 2023 presso il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto, con i seguenti orari: martedi, mercoledi e venerdi 10-18, giovedi 10-20, sabato, domenica e festivi 10-19.

Articolo e Ph. Andrea Macciò

                    

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