Oggi, 30 novembre, si celebra la cosiddetta Festa della Toscana, istituita nel 2001 a livello legislativo regionale e preceduta l’anno precedente, alle ore 17 di quel giorno, dal suono a festa delle campane in tutta la Toscana per ricordare come a quell’ora, il 30 novembre del 1786, il Granduca Pietro Leopoldo, aboliva la pena di morte e la tortura per qualsiasi reato primo esempio al mondo di affermazione reale e messa in pratica, dei diritti umani.

Ecco il testo del Decreto Granducale che sanciva tale riforma della giustizia in Toscana: «Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anche non gravi, ed avendo considerato che l’oggetto della Pena deve essere la soddisfazione al privato, ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio; che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo …avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo…»

A volere fortemente la celebrazione della Festa della Toscana, fu l’allora Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Eugenio Giani, oggi Presidente della Regione. Se l’iniziativa di festeggiare questo primato di civiltà giuridica e non solo, della nostra regione, da parte di Eugenio Giani, è stata oltre che legittima, gradita e forse anche doverosa, non possiamo però non notare come lo stesso ideatore di questa festa dei diritti umani, abbia radicalmente cambiato opinione sugli stessi. Oggi infatti, si celebra una Festa della Toscana, con un Presidente della Regione, appunto, Eugenio Giani, lo stesso che ha spinto fortemente per istituirla, che non perde occasione di lanciarsi in invettive contro una minoranza di Cittadini, innocenti secondo la Costituzione vigente, che è la massima espressione legislativa in Italia, ma “rei” a suo avviso di mancata vaccinazione, promettendo, o per meglio dire minacciando, verso gli stessi tutta una serie di restrizioni, che altro non sono che palesi violazioni di quei diritti umani, che il Granduca, Pietro Leopoldo, volle affermare e mettere in pratica quel 30 novembre del 1786. Riteniamo quindi che oggi vi sia ben poco da festeggiare, in Toscana, se non l’ipocrisia di una politica, che a parole esalta valori quali la libertà e l’inclusione sociale ma nei fatti semina a profusione, divisioni e restrizioni dei diritti umani e costituzionali. Purtroppo questa triste ed ambigua festa della Toscana, ha seguito a ruota, un altro triste ed ambiguo evento, la cosiddetta festa dell’ottimismo, svoltasi domenica scorsa a Palazzo Vecchio e celebrata da Roberto Speranza, il più triste Ministro, della storia del nostro Paese, che di tutto può parlare, tranne che di ottimismo, visto che probabilmente Giacomo Leopardi, al suo confronto, oggi apparirebbe come un gaudente ridanciano. Insomma, queste celebrazioni “virtuali” di un glorioso passato, offerte dalle Istituzioni italiane, non fanno che aumentare in noi la nostalgia per il Granducato di Toscana, che quel glorioso passato, seppe conquistarlo e metterlo in pratica, senza i bla bla bla di oggi, che vanno via col vento.

Luca Monti

Leave a Reply

  • (not be published)