Quest’anno, il giorno di San Giovanni, patrono fiorentino, ci sembra molto triste, perchè mancano sia il calcio storico, che i “Fochi”, come diciamo noi vale a dire lo spettacolo pirotecnico dal Piazzale Michelangelo. Si tratta di due tradizioni distinte tra loro, ma entrambe radicate nella nostra città. I fochi, sono com’è facile intuire, un retaggio delle feste solstiziali estive pagane, legate al culto solare, durante le quali, specialmente nelle campagne, venivano bruciate delle fascine di legna, per celebrare la vittoria della luce sull’oscurità, rappresentata astronomicamente dalle lunghe giornate estive. Il Calcio Storico, invece, va fatto risalire, probabilmente all’Harpastum, un gioco fisico collettivo, che costituiva uno degli esercizi marziali dell’addestramento dei legionari romani, che venne poi codificato e regolamentato nei secoli seguenti ed è bene precisarlo, anche se a noi fiorentini non piace questa realtà storica, non ha niente a che vedere con le origini del calcio moderno, visto che segnare una “Caccia” tirando il pallone col piede, è davvero molto difficile. A conferma di questo, il vero nome del Calcio Storico, era “Pugna in Livrea”, vale a dire combattimento in costume proprio in riferimento alle sue origini marziali e non a caso le componenti gladiatoria e strategica, sono ancora oggi preponderanti, rispetto alla tecnica di gioco. A differenza però dei giochi gladiatori circensi romani classici, nella cui tradizione, il Calcio Storico, si pone, vi è storicamente in questo gioco, l’impegno diretto dei membri di famiglie nobili e governanti una su tutte i Medici. Se a Roma, insomma gli imperatori si guardavano bene dallo scendere a combattere nel Colosseo, lasciando questa pericolosa attività, a schiavi o liberti, che aspiravano ad arricchirsi con la pratica gladiatoria, a Firenze, i signori della città, non si peritavano a scendere sul sabbione ed a scambiarsi colpi bassi con altri nobili, o anche con cittadini di basso censo, che magari non vedevano l’ora di sfogare la loro rabbia contro i potenti dell’epoca, senza rischiare di essere puniti per questo. Ecco perchè è triste questo San Giovanni odierno, con la città orfana di due sue importanti tradizioni. Il Calcio Storico, tuttavia, sembra che verrà giocato a settembre sia pur senza pubblico, ma trasmesso in diretta tv, e con una finale già certa tra Azzurri e Verdi, avendo, i Bianchi ed i Rossi, rinunciato a partecipare al torneo di quest’anno.

Ci consola parzialmente, la notizia della riscoperta di una reliquia di San Giovanni Battista, precisamente un osso del collo, appartenente alla collezione reliquiaria dell’imperatore bizantino Giovanni VI Cantacuzeno (1292 – 1383), che fu costretto ad abdicare ed a farsi monaco nel 1357. La reliquia di San Giovanni Battista, insieme a quelle di altri santi, arrivò a Firenze, in quanto passò nella disponibilità del nobile fiorentino Antonio di Pietro Torrigiani, che fu per anni collaboratore dell’Imperatore e la portò quindi nella nostra città. L’insigne reliquia era sicuramente custodita nel Battistero, in un suo reliquiario, andato perduto nel XVI secolo, forse perchè venne fuso, o danneggiato, dall’alluvione del 1557 e poi inserita nel reliquiario di San Simeone Stilita del XIV –XV secolo esposto al Museo dell’Opera del Duomo, all’interno del quale, è stata riscoperta, insieme ad altri sacri frammenti ed attribuita a San Giovanni Battista, da Alessandro Bicchi, diacono della Cattedrale e vicedirettore dell’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra e per i Beni Culturali Ecclesiastici, che da anni studia le reliquie della Cattedrale di Firenze, in particolare quelle provenienti dall’Oriente, le cui ricerche saranno presentate in un libro scritto con un altro autore e di prossima pubblicazione. La conferma dell’attribuzione della reliquia a San Giovanni Battista e della sua provenienza da Costantinopoli, è data dalla presenza delle iniziali del Santo, scritte in caratteri greci, direttamente sull’osso con inchiostro nero ed una minuta iscrizione in greco antico, incisa sul castone di argento dorato, posto al vertice della vertebra, con su scritto, tradotto in italiano: “Reliquia San Giovanni Precursore”.

Luca Monti

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