Dopo il caso relativo all’abbattimento degli alberi di Viale Borsi, del quale ci eravamo occupati qualche tempo fa, è in corso adesso un nuovo scontro a Terni, tra le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste per l’impianto di smaltimento dei fanghi che dovrebbe essere costruito nel quartiere di Maratta. La Regione Umbria, governata da una coalizione di centrodestra, guidata dalla leghista Donatella Tesei, ha infatti scelto Terni, come sede del nuovo impianto di trattamento dei fanghi provenienti dai depuratori di tutta la regione, in pratica una sorta di discarica delle acque reflue dell’intera regione, realizzata con i soldi del PNRR destinati alla “transizione ecologica”. L’impianto dovrebbe sorgere in via A. Vanzetti, vicino alla Eskigel, alla Ferrocart e ad altre attività artigianali, a solo 1,5 km, dal centro di Terni e dal popoloso quartiere di Borgo Rivo. Ricordiamo fra l’altro che proprio a Maratta, si sono verificati, negli ultimi due anni, alcuni incendi che hanno interessato l’impianto di selezione rifiuti gestito dall’Asm, ad uno dei quali si riferisce la foto di copertina ed a corredo dell’articolo, proveniente dall’archivio dei Vigili del Fuoco e ci sembra per questo assurdo localizzare in quel quartiere, anche lo smaltimento dei fanghi dei depuratori regionali.

Per questo Il 9 settembre scorso, il Comitato Sos Verde pubblico Terni e altri gruppi ambientalisti, hanno convocato una conferenza stampa nella sala consiliare del Comune di Terni, a Palazzo Spada, per ribadire il loro no assoluto all’ impianto di smaltimento dei fanghi, considerato un attacco alla salute dei ternani e delle ternane e per presentare nuove iniziative di lotta. In tale occasione Pierluigi Rainone, rappresentante del Comitato Sos Verde pubblico Terni, ha sottolineato, infatti, come il governo regionale non abbia neanche previsto il passaggio formale della valutazione di impatto ambientale prima di partire con i lavori nonostante Terni, abbia un tasso di tumori, anche in età pediatrica, tra i più alti d’Italia ed ha annunciato che le associazioni che compongono il comitato, hanno dato mandato all’avvocato Valeria Passeri, di preparare un ricorso al TAR. La scelta di Maratta, come sede dell’essiccatoio dei fanghi, è stata fortemente criticata anche dai gruppi di opposizione del consiglio comunale di Terni. Ma al di là della questione ambientale locale, il caso dell’impianto di Maratta, solleva anche la questione del ruolo delle Regioni e dell’enorme distanza in termini di rappresentatività, che in molte di esse si è creata, tra il capoluogo e le altre aree. In Umbria, quasi tutti i servizi principali, infatti gravitano sul capoluogo Perugia, la cui provincia si estende in quasi tutta la regione, fino a comprendere città prossime a Terni come Spoleto. Un esempio di ciò, sono i treni Alta Velocità, che collegano Perugia con Milano, Bologna e Firenze, mentre nessuno raggiunge Terni. Proprio per riequilibrare questo aspetto, è nata la Federazione Umbria Sud Terni-Spoleto, che propone l’istituzione di una nuova provincia dell’Umbria meridionale, che gravita per servizi, lavoro e affinità culturale, più sul Lazio, che su Perugia. Le Regioni quindi, inserite in Costituzione per decentralizzare il potere, si presentano a tutti gli effetti, oggi, come mini-stati gestiti in maniera centralista e autoritaria a prescindere dal colore politico. Il caso dell’impianto di Maratta, può dunque essere anche un’occasione per ripensare l’assetto delle Regioni, sempre più lontane dagli interessi dei territori e dei cittadini?

Andrea Macciò

Leave a Reply

  • (not be published)