Il circuito del Mugello, si è portato via il 19enne pilota svizzero Jason Dupasquier, vittima di un terribile incidente sabato, all’uscita della curva “Arrabbiata 2”, quasi al termine della sessione di prove della Moto 3, la categoria più piccola, nella quale correva per il secondo anno, peraltro con ottimi risultati, essendo andato a punti in tutte le gare precedenti.

Jason, si è spento all’ospedale fiorentino di Careggi, nel quale era stato trasportato in elicottero, in gravissime condizioni, tanto che i medici lo avevano giudicato inoperabile.

L’annuncio ufficiale della morte del pilota è stato dato ieri su Twitter dall’organizzazione della Moto Gp, subito dopo la conclusione della gara di Moto 3, la stessa che avrebbe dovuto vederlo protagonista in pista. Ecco il testo del tweet della Moto Gp: “We’re deeply saddened to report the loss of Jason Dupasquier. On behalf of the entire MotoGP family, we send our love to his team, his family and loved ones. You will be sorely missed, Jason. Ride in peace” e la sua traduzione in italiano: “Siamo profondamente tristi nell’annunciare la scomparsa di Jason Dupasquier. Da parte di tutta la famiglia della MotoGP, un pensiero al suo team, alla sua famiglia e a tutti quelli che lo amavano. Ci mancherai tantissimo Jason. Corri in pace“. Chissà se è stato proprio l’ultimo paragrafo, quel “Corri in pace”, ad ispirare un intervento di Vittorio Sgarbi, sulla morte di Dupasquier. Il critico d’arte, infatti, ha detto ai media: “Mi chiedo che senso abbia praticare sport in cui si mette continuamente a rischio la propria vita e quella degli altri. Una competizione non può diventare una sfida alla vita. Che valori può trasmettere uno sport del genere?” Sono parole forti, nello stile del personaggio ed anche condivisibili dal lato umano, perchè quando si spegne una vita, specialmente se così giovane tutti si è tentati di dire la propria, ma che non reggono al confronto con la realtà e soprattutto, dette da Sgarbi, ci lasciano perplessi. Il critico d’arte infatti, dovrebbe sapere che la morte fa, purtroppo, parte della vita e molti artisti, non hanno esitato a togliersi proprio la vita, per motivi i più diversi, oppure a dipingere la morte nelle loro opere. Per non parlare di San Francesco, che la chiamava “Sorella Morte”. Ma senza scomodare i santi, lo stesso Vittorio Sgarbi, da un anno a questa parte, esalta quasi quotidianamente, la “sfida alla vita”, per usare le sue stesse parole quando parla di non senso dell’uso delle mascherine e di necessità di vivere a pieno la propria libertà. Ecco quindi il motivo della nostra perplessità sulle dichiarazioni di Vittorio Sgarbi. Ma andando oltre, quelle sue parole sono ancora di più un non senso, perchè a cosa servirebbe vietare le corse in moto od in auto sui circuiti, che sono regolamentate e vedono protagonisti piloti che sanno quello che fanno, lasciando in circolazione, sulle strade, senza regole ed in mano a conducenti indisciplinati, miliardi di veicoli a motore? Insomma sarebbe meglio se Sgarbi, si occupasse di arte e pur volendosi associare al dolore della famiglia e dei suo amici, lasciasse correre Jason in pace sulle piste celesti.

Luca Monti

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