Nei giorni scorsi, l’Arpat, ha reso noto lo stato di salute dei fiumi toscani aggiornato al 31 dicembre 2020, attraverso un monitoraggio, i cui dati sono da considerarsi provvisori, essendo il 2020, il secondo anno del triennio 2019-2021, ed ogni indicatore viene ricalcolato con il set completo di dati solo alla fine del triennio. La classificazione, in due aspetti: chimico ed ecologico, che è emersa nel 2020 e che qui riportiamo in sintesi, potrà dunque subire modifiche alla fine del triennio, ovvero alla fine dell’anno in corso. Per quanto riguarda il monitoraggio “chimico”, pur avendo perso alcuni mesi di campionamento, l’Agenzia è riuscita a garantire circa il 90% delle analisi programmate. Il biomonitoraggio è stato invece più penalizzato, a causa della perdita di tre mesi non campionabili corrispondenti proprio all’inizio del periodo primaverile caratterizzato dall’accrescimento della comunità biotica.

I risultati del monitoraggio chimico

La classificazione dello stato chimico prevede due classi, buono e non buono, e richiede il monitoraggio delle sostanze indicate nella tabella 1A allegato 1 parte III del DLgs 152/06, sia sulla matrice acqua che sul biota. Le due classificazioni sono considerate però separatamente data la significativa differenza di analisi eseguite nella matrice acqua rispetto al numero ancora limitato di stazioni su cui si esegue di anno in anno il monitoraggio del biota. In sintesi, lo stato chimico è buono nel 64 % dei punti analizzati, considerando la sola matrice acqua. Invece i dati relativi ai campioni di biota restituiscono uno stato chimico non buono, nel 100% dei punti su cui è stato prelevato il campione di pesce. Nella colonna d’acqua i parametri che più frequentemente superano lo SQA (standard qualità
ambientale) sono il mercurio, con superamenti in 34 stazioni, PFOS in 10 stazioni, benzopirene in 8 stazioni, tributilstagno in 3 stazioni cadmio e nichel in 2. I superamenti dei parametri che determinano il “non buono” rimangono pressoché costanti negli anni.

I risultati del monitoraggio ecologico

Lo stato ecologico deriva dal risultato peggiore tra tutti gli indicatori applicati, ovvero macroinvertebrati, macrofite, diatomee, limEco e sostanze pericolose indicate nella tabella 1B del DLgs 152/06. Pur trattandosi di dati provvisori, possiamo dire che nel 2020 l’obiettivo di qualità dettato dalla direttiva europea 2000/60 (livello elevato-buono) è raggiunto nel 66% dei corpi idrici. Vista la regola fondamentale per ottenere gli indicatori, ossia il peggior risultato è quello predominante il quadro completo dei bioindicatori raggiungibile a fine triennio potrebbe modificare anche sostanzialmente le percentuali attuali. Dal monitoraggio effettuato emerge che le comunità vegetali ed animali riflettono trasformazioni importanti degli habitat fluviali, sempre più sottoposti a pressioni antropiche, che vanno dagli attingimenti, alle modifiche morfologiche che snaturano l’efficienza ecologica dei corsi d’acqua, ai cambiamenti del clima, che determinano sempre più spesso fenomeni di siccità in mesi diversi dalla piena estate. Vediamo nello specifico i 5 indicatori applicati:

Macroinvertebrati: l’analisi della comunità di macroinvertebrati eseguita su 50 punti di campionamento, riporta una percentuale di qualità elevata/buona del 56%.
Macrofite: l’analisi della comunità di macrofite, effettuata su 37 punti di campionamenti, riporta una percentuale di qualità elevata/buona del 57%.
Diatomee: l’analisi della comunità di diatomee, eseguita su 48 punti di campionamenti, riporta una percentuale di qualità elevata/buona del 79%.
LimEco: il livello di inquinamento da macrodescrittori, vale a dire: percentuale di ossigeno in saturazione, azoto ammoniacale, nitrico e fosforo totale, presenta una percentuale di qualità elevata e/o buona pari al 68%, calcolato su 83 stazioni di monitoraggio.
Sostanze pericolose: la concentrazione media annuale delle sostanze ricercate in base all’analisi delle pressioni, è stata calcolata su 145 stazioni, restituendo una qualità elevata/buona nel 79% dei casi. I parametri critici che determinano lo stato sufficiente sono prevalentemente il glifosato e il suo prodotto di degradazione AMPA seguito dalla somma dei pesticidi totali, a cui ovviamente i due principi attivi contribuiscono in modo determinante. Altri principi attivi rilevati, il cui valore medio supera lo standard di qualità ambientale, sono metolaclor, carbendazim, tetraconazolo, rinvenuti ognuno in un unico punto di prelievo, rispettivamente: Maestro Della Chiana ad Arezzo, Ombrone Pt Medio a Quarrata, Usciana – Del Terzo a Calcinaia. Presenti in più stazioni di campionamento risultano invece il diclofenac e l’arsenico, quest’ultimo, in particolare nel bacino del Cecina.


Nel 2020 ARPAT, ha completato il biomonitoraggio con l’applicazione dell’indice NISECI, sulla comunità ittica. Tale attività, per il primo anno a livello sperimentale e di formazione di una parte degli operatori, è stata condotta a seguito della collaborazione scientifica tra Regione Toscana e Dipartimento di biologia dell’Università di Firenze, con il coinvolgimento dell’Agenzia. I risultati di questa attività saranno oggetto di una prossima Arpatnews.

Aldilà dei dati tecnici sopra riportati, forniti da Arpat, l’idea che ci siamo fatti interpretandoli, non da esperti del settore, quindi senza la pretesa di averli capiti pienamente, è che lo stato di salute dei fiumi toscani, sia complessivamente buono, ma non eccellente, destando preoccupazione non tanto la qualità delle acque, anche se in alcuni bacini, sono state rilevate alte presenze di sostanze pericolose quanto l’ecosistema fluviale in generale. Vedremo se tali dati saranno confermati alla chiusura del report 2021.

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