Dicembre in Italia è stato spesso un periodo tragico. Il 12 di questo mese come ogni anno le più alte cariche dello Stato hanno ricordato l’anniversario della strage di Piazza Fontana(1969). Eppure quattro anni e cinque giorni dopo questa tragedia ne avvenne una che ebbe un numero di vittime quattro volte superiore, ma da quarantasette anni viene del tutto ignorata dalle autorità e dagli storici. Stiamo parlando dell’attentato all’Aeroporto di Fiumicino del 17 dicembre 1973 (il primo ce ne sarà un altro nel 1985 con sedici morti) effettuato da un commando di Fedayyn palestinesi aderenti a “Settembre Nero”, che causò trentadue morti e quindici feriti. Un libro ora ricostruisce la realizzazione e il dopo di questa nefasta azione, attraverso la testimonianza di un poliziotto Antonio Campanile, quel giorno lì di servizio. Partendo da una storia individuale la tela di questo lavoro realizzato da Francesco Di Bartolomei e Nuccio Ferraro assieme al memorialista, svolge un inchiesta che da un lato svela il perché, questo evento che costò la vita a 32 persone(tra cui sei italiani, due bambini e un finanziere di vent’anni)sia stato dimenticato dalle autorità che da subito resero difficile l’inchiesta del Giudice Rosario Priore; e dall’altro fa una disamina-avvalorata da documenti desegretati dall’Archivio Centrale dello Stato e da importanti testimonianze di stampa sulla politica mediorientale dell’Italia di quegli anni. Si passa poi all’analisi di tutti gli avvenimenti tragici che furono legati a questo fatto. L’epilogo è una rivelazione incredibile anche per la politica internazionale, che lega la strage di Fiumicino al fallito tentativo da parte dei terroristi palestinesi di uccidere proprio in Italia in quel 1973 il Primo Ministro israeliano Golda Meir. Fatto che aveva visto una spaccatura pesante tra le autorità italiane,in cui diversi personaggi ebbero posizioni assai discutibili.

Intervista andata in onda su Radio Radicale

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