In questa strana estate, l’Italia, alle prese con una devastante crisi economica e sociale, unita all’incertezza del futuro, si trova a fare i conti ancora una volta, con gli incendi probabilmente dolosi che stanno affliggendo la Sardegna ed hanno distrutto anche un olivo millenario, situato a Cuglieri (OR) e conosciuto come “l’olivastro”, oltre a provocare la morte di molti animali, il cui allevamento si sa, rappresenta buona parte dell’economia nella parte interna dell’isola.

L’olivastro di Cuglieri (OR) prima degli incendi
Quello che resta dell’olivo millenario

Come se non bastassero questi atti criminali che si ripetono purtroppo, quasi ogni estate anche madre natura, ha voluto metterci del suo, scatenando ieri una vera battaglia, a colpi di grandine, sulla pianura padana. Il termine battaglia non appare esagerato vista la dimensione dei chicchi di grandine piovuti dal cielo, che possono ben essere definiti dei veri e propri proiettili, che hanno distrutto centinaia di parabrezza, alle auto in transito sull’A1, tra Parma e Piacenza, nel pomeriggio di ieri, oltre ai danni certamente causati alle colture ancora non quantificabili, ma che possiamo ritenere molto ingenti, vista la violenza e l’intensità del fenomeno atmosferico testimoniata dalla foto, che mostra due sassi di grandine, raccolti da un residente della zona colpita.

Per fortuna, in mezzo a tanti disastri troviamo anche un segnale di speranza rappresentato, tornando alla Sardegna devastata dagli incendi, da questa immagine che mostra un tabernacolo del santuario mariano, più antico dell’isola, a Bonarcado sempre in provincia di Oristano, come l’olivastro, ma che a differenza di quest’ultimo, è rimasto praticamente intatto.

Luca Monti

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