Dopo un’assenza durata due anni, tornano a splendere, nell’atrio monumentale dell’ex Ospedale San Giovanni di Dio, in
Borgo Ognissanti a Firenze, di proprietà della Ausl Toscana Centro, i due
grandi ovali realizzati a metà del Settecento dalla pittrice fiorentina
Violante Ferroni, e raffiguranti San Giovanni di Dio, mentre cura gli appestati e mentre distribuisce il pane ai poveri. Il restauro, promosso da
Advancing Women Artists, associazione americana che opera in Toscana ed impegnata nel recupero e nella valorizzazione di opere realizzate da artiste donne, che rappresentano i nomi ed i volti meno noti del nostro immenso patrimonio artistico e dalla Fondazione Santa Maria Nuova Onlus, ha permesso la riscoperta dell’artista fiorentina Violante Ferroni. Alla cerimonia di ricollocazione delle tele, avvenuta ieri 9 giugno, in forma privata, hanno preso parte Giancarlo Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus; Esther Diana, responsabile Settore Biblioteca, Ricerca ed Editoria della stessa Fondazione Santa Maria Nuova Onlus; Linda Falcone, direttore di Awa, nochè le restauratrici Marina Vincenti ed Elizabeth Wicks, con Maria Pia Zaccheddu, funzionaria della Soprintendenza e Sergio Balatri, fondatore e segretario tesoriere dell’Associazione Ospedale San Giovanni di Dio. Giancarlo
Landini, presidente della Fondazione Santa Maria Nuova Onlus, ha dichiarato: “Possediamo un patrimonio inestimabile, legato alla storia dei nostri antichi ospedali. Ed ogni volta che riusciamo a recuperarne una parte, attraverso un restauro o una ricollocazione, rendiamo omaggio a chi prima di noi si è impegnato per soccorrere e curare. Le opere di
Violante Ferroni sono emozionanti. Ringrazio quindi AWA, che ha saputo valorizzare il talento di questa pittrice fiorentina e le restauratrici e la
Soprintendenza, per la cura dimostrata nel restituire lo splendore
originario a questi dipinti. Mi auguro, infine, che le porte di questo
antico ospedale possano presto tornare ad aprirsi per svelare a tutti la
bellezza che conservano da secoli”. Linda Falcone, direttore di AWA, ha invece parlato dell’artista dicendo che: “Violante Ferroni ha avuto una carriera artistica precoce. Questi due grandi ovali provengono da una committenza pubblica prestigiosa ed attestano l’alta considerazione artistica della Ferroni e la sua solida reputazione come pittrice. Le artiste infatti, all’epoca si dedicavano prevalentemente a ritratti, o nature morte di piccole dimensioni e commissionate esclusivamente da privati. Il restauro ci ha permesso di entrare in contatto con la tecnica pittorica della Ferroni. La firma, scoperta dalle restauratrici, è simbolo di dignità professionale e di orgoglio, un vero messaggio di autostima. I dipinti di Violante Ferroni concludono il nostro progetto di valorizzazione delle artiste che ci ha portato a restaurare ben 70 opere. Grazie a questa esperienza, ci auguriamo di aver tracciato una strada precisa che punta a far emergere quanto di bello le donne abbiano fatto e stiano facendo in campo artistico”.

Le opere ed il loro contesto

Le origini dell’Ospedale vecchio di San Giovanni di Dio, la cui attività
ospedaliera oggi prosegue nel nuovo Ospedale di Torregalli, pur rimanendo la struttura di proprietà dell’Ausl Toscana Centro, risalgono al 1382, anno in cui viene fondato dalla famiglia Vespucci, di cui faceva parte anche l’esploratore Amerigo. All’epoca la struttura era dedicata a Santa Maria dell’Umiltà. Solo nel 1587, il granduca Ferdinando I accordò l’utilizzo dei locali alla congregazione agostiniana dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, conosciuta anche come Fatebenefratelli, seguaci, appunto del portoghese Giovanni di Dio, dal quale l’ospedale trarrà il proprio nome. Nel ‘700, il complesso cambiò radicalmente volto. Grazie infatti a finanziamenti granducali ed ai sempre maggiori lasciti privati, il nosocomio poté ingrandirsi e rinnovarsi. Nel 1735, dopo la canonizzazione di San Giovanni di Dio, venne inaugurato il nuovo vestibolo, arricchito da uno scenografico scalone a doppia rampa, di ispirazione barocca.

Sulle pareti laterali vennero create due nicchie in stucco che avrebbero accolto proprio le due tele commissionate alla giovane pittrice fiorentina Violante Ferroni, oggetto dell’odierno restauro.

L’artista

Nata nel 1720, la Ferroni fu allieva di Violante Siries Cerroti, artista di
corte e prima donna copiatrice agli Uffizi. Successivamente studiò con Gian Domenico Ferretti, pittore che dominò la scena artistica fiorentina per gran parte del XVIII secolo. Si dice anche che sia stata la modella per il Ritratto di Donna vestita da Diana, realizzato da quest’ultimo. Nel 1736 a neanche sedici anni, Violante Ferroni fu accettata come membro della prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze, proprio come era accaduto ad Artemisia Gentileschi. Le sue opere furono esposte nell’Accademia di San Luca nel 1737 e nel 1767, nonché alla Galleria degli Uffizi. Nell’ambiente artistico frequentato dalla Ferroni c’era anche il noto Vincenzo Meucci, che ritroviamo, insieme a lei in San Giovanni di Dio come autore degli affreschi sulla volta. Si hanno notizie di lei fino al 1768. La sua data di morte è, infatti finora sconosciuta.

Il restauro

Compromessi dal tempo, dalle infiltrazioni di umidità, da alcuni danni
meccanici e da precedenti restauri, i due ovali sono stati sottoposti
ad un intervento conservativo ed estetico, condotto dalle restauratrici Marina Vincenti ed Elizabeth Wicks, sotto la direzione di Maria Pia Zaccheddu, funzionaria della Soprintendenza. Il restauro, oltre a restituire integrità alla struttura delle due tele, ha consentito di ripulirne la superficie pittorica, togliendo la patina bruna che le copriva, restituendo così la natura cromatica delle opere. Inoltre, il restauro ha permesso una scoperta importante, facendo emergere, nell’ovale collocato a destra, quello che raffigura San Giovanni di Dio, che distribuisce il pane ai poveri, la data e la firma della pittrice: “Violante Ferroni fece 1749”.

Il dipinto di sinistra, invece, che raffigura il Santo nell’atto di curare gli appestati, non è datato, ma la sua realizzazione è collocata dagli esperti a circa otto anni dal primo.

“Non si hanno ancora molte notizie di Violante Ferroni, ma questo restauro, rappresenta sicuramente un incentivo importante a compiere ulteriori studi su questa giovane pittrice fiorentina, molto dotata, che si cimentava con opere di dimensioni importanti e con committenze pubbliche, allora riservate agli uomini”, hanno commentato le due restauratrici, Marina Vincenti ed Elizabeth Wicks.

Luca Monti

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