Alcuni analisti sostengono che le sanzioni economiche, imposte alla Russia, potrebbero indebolire Putin, sul fronte interno, esponendolo a ritorsioni degli oligarchi, se non ad un vero e proprio colpo di Stato, ma siamo sicuri che sia vero tutto questo?

La finanza globale, infatti, che ormai da decenni non è più legata al denaro contante ed al suo deposito fisico, tanto caro a Paperon dè Paperoni, non ha difficoltà, a spostarsi ed a trovare nuove forme e nuovi luoghi di parcheggio dei propri beni ed i magnati russi, hanno già trovato certamente soluzioni alternative, per sfuggire alle sanzioni. Lo dimostra, la presenza di due mega yachts, proprio in questi giorni, al largo delle Maldive, riportata da Bloomberg News. Uno, che misura ben 140 metri, è l’Ocean Victory, di proprietà di Victor Rashnikov, magnate russo dell’acciaio mentre l’altro, un 70 metri, appartiene a Oleg Deripaska, altro oligarca russo, nel settore dell’alluminio. Già questo basterebbe a far capire, il disinteresse di fatto, da parte di questi multimiliardari russi, nei confronti delle sanzioni, da essi facilmente aggirate, portando i loro mega yachts, nei mari di isole, che sono dei veri e propri paradisi fiscali nell’Oceano Indiano, ben contenti di ospitare simili personaggi e soprattutto i loro soldi, alla faccia dell’Europa. Inoltre a destare l’attenzione sono i settori economici di riferimento dei due citati magnati, Rashnikov e Deripaska, vale a dire acciaio ed alluminio. Si tratta, infatti, di settori industriali, strettamente collegati all’industria bellica degli armamenti, o a quella post bellica della ricostruzione, che stanno girando alla grande. L’indice settoriale Euro Stoxx Defence & Aerospace, che include i big dell’industria bellica, ha, infatti, guadagnato il 6,91% da inizio anno, con una sovraperformance di oltre sedici punti sulla media del mercato e di oltre venti punti, rispetto all’indice Stoxx Esg, che è quello legato alla cosiddetta “economia green”, portata avanti dall’Europa. Analizzando questi dati, si capisce, come il mondo finanziario russo, stia guadagnando dalla guerra, molto più di quanto ci stia rimettendo, al contrario dell’Unione Europea, che preferisce un’economia più rispettosa dell’ambiente, ma anche molto più pauperista, di quella perseguita dalla Russia e dalla Cina, aggravata dalla forte dipendenza energetica europea da Mosca. Non a caso, Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, nel presentare una ricerca del Centro Studi della sua Associazione, secondo la quale, i rincari energetici legati alla crisi ucraina rischiano di far impennare la bolletta industriale italiana, fino a 51Miliardi di Euro nel 2022, pur riconoscendo la gravità dell’attacco militare russo, ha dichiarato che: “Dobbiamo essere tutti ancora più consapevoli che quello che sta accadendo avrà conseguenze molto serie sulla nostra economia e su quella di tutta Europa”. Insomma, se si trattasse di una partita di calcio, questa gravissima crisi internazionale, potrebbe alla fine essere vinta dalla Russia, con un clamoroso autogol da parte dell’Unione Europea che rischia di finire strangolata da quelle stesse sanzioni, che dovrebbero, invece soffocare l’economia russa.

Luca Monti

Leave a Reply

  • (not be published)