Appaiono come un clamoroso autogol politico, le dichiarazioni di Nura Musse Ali, avvocatessa di Pisa con origini somale, nominata dal Pd, alla Commissione Regionale Pari Opportunità.

Nura Musse Ali, infatti, in un’intervista al quotidiano livornese “Il Tirreno” ha dichiarato che il regime talebano in Afghanistan, rappresenta una tappa obbligata verso la maturazione sociale. Non potevano tardare le repliche e le polemiche, soprattutto della Lega, coi Senatori toscani Manuel Vescovi e Rosellina Sbrana, che hanno dichiarato congiuntamente: “Dove sono le sempre indignate femministe del Pd, mentre l’avvocato Nura Musse Ali giustifica la sharia ed il burqa, come mezzi di civilizzazione?” Ai due Senatori ha fatto poi eco il leader nazionale Matteo Salvini, che ha usato parole dure nei confronti, sia del Pd, che ovviamente dell’avvocatessa, della quale ha chiesto le dimissioni. Le polemiche, hanno costretto Simona Bonafè, Segretario Regionale del Pd, a prendere le distanze dall’avvocatessa con la seguente dichiarazione. “Il Partito Democratico si dissocia totalmente dalle parole pronunciate nell’intervista al Tirreno da Nura Musse Ali. I talebani sono stati e restano liberticidi e nemici dei diritti nonchè persecutori delle donne. Sostenere che un regime è una tappa obbligata verso la maturazione sociale è inaccettabile“. Alla presa di distanza della Bonafè, verso Musse Ali, si è unita anche la Conferenza delle Donne Democratiche della Toscana. Secondo indiscrezioni Nura Musse Ali, messa all’angolo per questa sua uscita improvvida potrebbe rassegnare le dimissioni dalla propria carica. La sensazione comunque, è che questa vicenda, possa mettere ulteriormente in difficoltà il Pd toscano, già alla prese con l’assenza dalle scene di Eugenio Giani, che dà il senso della sua debolezza amministrativa, in questo momento così difficile per il Paese e quindi anche per la Toscana.

Luca Monti

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