Inizia oggi, la seconda trilogia sull’arte antica, a Firenze, a cura della Professoressa Antonella Barbagallo, esperta di Storia e Restauro di beni artistici ed architettonici. Oggi la Professoressa Barbagallo, affronta l’argomento degli intagli e delle tarsie lignee nel mobile fiorentino del ‘400. Ecco il testo dell’articolo: “Il legno è l’elemento cardinale della natura, l’albero è la vita del legno, il tronco dà la dimensione della misura umana. Venature, nodi e rughe, torsioni, appaiono come una massa pura e il forte gesto dell’uomo è la spaccatura della forma naturale. Un gesto ricco di amore solo quando chi lo esegue ama la natura e il legno, con tutti i suoi colori ed i suoi profumi; da qui la virtualità del gesto. Le opzioni allora sono infinite, come lo è la ricchezza del materiale di base. L’organizzazione di tutte queste virtualità si presenta come un’operazione di natura alchemica. Il mobile del quattrocento ripropone in scala ridotta le stesse leggi di sintesi proporzionale, di rapporto armonico tra le parti che reggono la progettazione architettonica. Le tipologie del mobilio erano poche, semplici ed essenziali: tavoli, credenze, sedie e sgabelli, letti, culle, cassapanche e cassoni. Le forme erano semplici di impeccabile disegno geometrico e con pochi decori ad intaglio. La produzione artigianale dei laboratori italiani di intaglio e di tarsia, era invece molto ricca di ricerca coloristica, di forme e di figurazioni, tanto che per alcune tipologie di mobilio, come ad esempio per il cassone nuziale, si osservano importanti evoluzioni nel corso del rinascimento fiorentino. La semplicità della forma della cassapanca e del cassone oltre ad adempiere a una funzione pratica, come contenitori di corredi nuziali, rispondevano anche ad un compito simbolico di augurio per la vita coniugale. I decori spesso riproducevano gli stemmi delle famiglie degli sposi e le figurazioni erano sul fronte del cassone e anche sul coperchio nel lato interno e la scelta delle figure dipinte, quali modi del Gotico cortese, si protraggono fino al tardo quattrocento. L’evoluzione di questo arredo, negli ultimi decenni del XV secolo a Firenze, trova un importante esempio nel Cassone nuziale, da riferire alla bottega di matrice fiorentina, rappresentante le quattro Virtù cardinali.

Il fronte del cassone mostra una decorazione continua a rilievo in pastiglia dorata, parzialmente dipinta in blu e nero, con figure ed elementi decorativi di ispirazione classica. Al centro ci sono quattro figure femminili, identificabili con le quattro Virtù cardinali. Nell’ambito fiorentino la produzione di ricchi arredi per le dimore signorili ha un particolare sviluppo, di pari passo e in armonia con i nuovi palazzi rinascimentali. Per la realizzazione di eleganti arredi lignei sono incaricate botteghe specializzate e vi possono collaborare artisti noti, in relazione al livello sociale del committente. Il noce diventa il legno principale nella costruzione dei mobili e si affiancano varie tecniche decorative come la pastiglia, il graffito, la tarsia e l’intaglio.

Possiamo osservare gli arredi dell’epoca nel Palazzo Davanzati, Museo della casa Fiorentina antica che conserva un’eccezionale raccolta di manufatti opere ed arredi che testimoniano i vari cambiamenti di proprietà e di destinazione d’uso avvenuti nel tempo.

Un esempio di intaglio nel mobile rinascimentale lo leggiamo nel particolare del tavolo ad Asso di Coppe fiorentino.

Immagine a cura del prof. Simone Beneforti, Conservazione e Restauri di Opere d’Arte

La ricerca prospettica insieme alla virtualità del gesto da vita a ricchezze artistiche eseguite con legni pregiati; si tratta della tarsia lignea, spesso arricchita ulteriormente da madreperle e pietre preziose. L’ampio successo che la tarsia lignea riscosse tra il XV e il XVI secolo crea un evoluzione sia del rapporto delle forme, che del gusto estetico nei così definiti da Giorgio Vasari, “legni tinti e commessi a guisa di pitture”, in segno di critica del gusto, che trovano maestranze altamente specializzate, nominate nella bottega come “maestri di intarsio e di prospettiva”. La tarsia lignea lascia subito un impronta nel panorama italiano della storia dell’arte perché con il successo del metodo prospettico a Firenze, la tarsia muta il repertorio decorativo orientandosi su solidi geometrici e su vedute prospettiche, diventando il principale veicolo di trasmissione della rivoluzione prospettica. Si cita quindi un importante esempio fiorentino: le tarsie lignee prospettiche di Giuliano e Benedetto da Maiano nella Sacrestia delle Messe del Duomo di Firenze.

Nella sagrestia delle Messe, o dei Servi, si osservano tarsie lignee dal forte valore prospettico ed illusionistico disegnate, sul lato frontale, da Alessio Baldovinetti, Maso Finiguerra e Antonio del Pollaiolo e messe in opera dai fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano.

Si può quindi parlare in questo ambito di armonia della materia, di studio accurato degli accordi cromatici, di creatività e poetica del gesto.

Antonella Barbagallo – Esperta di Storia e Restauro di beni artistici ed architettonici

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