E’ durato circa tre mesi, il braccio di ferro, tra i sindacati e la Gilbarco, multinazionale leader nel settore delle tecnologie per le stazioni di erogazione carburanti.

Il 6 maggio scorso, infatti, l’azienda aveva annunciato il licenziamento di trentuno lavoratori diretti e trentanove interinali dello stabilimento di Via dè Cattani. Adesso, grazie all’importante contributo alla trattativa, dato dalla Regione Toscana, col tavolo di crisi aziendale, gestito dal consigliere speciale di Eugenio Giani, in casi come questo, Valerio Fabiani, si è arrivati ad una soluzione che ha messo d’accordo tutti. La Gilbarco infatti, ha ritirato i licenziamenti dei trentuno lavoratori diretti, sostituendoli con incentivi per uscite volontarie e con una sorte di “dote” che l’azienda si impegna ad erogare ai nuovi datori di lavoro di ciascun dipendente. Ma soprattutto sono stati tutelati, i trentanove interinali, ai quali, malgrado non vi sia una legge che obbliga l’azienda a farlo, sono stati garantiti un servizio di ricollocamento valido un anno, o in alternativa allo stesso, un contributo economico di sostegno al reddito, oltre a prevedere il diritto di prelazione nei loro confronti, in caso di nuove assunzioni. Insomma, si è trattato di una soluzione innovativa per vertenze di questo genere, che potrebbe fare da apripista per il futuro. Analizzando questo accordo da un punto di vista politico, potrebbe trattarsi di un segnale di rivincita per il sindacalismo vecchio stile fatto di trattative anche lunghe ed estenuanti, ma spesso fruttuose, nei confronti di quello che potremmo definire il “Modello Gkn”, col Collettivo di Fabbrica, in lotta a prescindere contro tutti, ma che, malgrado intorno ad esso, si sia formato un vasto consenso del mondo operaio, ancora non è stato premiato dal risultato.

Luca Monti

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