Ieri è stata Pasqua, ma sinceramente non ce ne siamo neanche accorti, visto che da un anno a questa parte il calendario liturgico, è stato cancellato dalla vita sociale del Paese e le messe sono state sostituite da surrogati al limite del sacrilego, con tanto di Eucaristia sulla mano, rigorosamente condita col gel roba da banchetto di cibo da strada, nel cosiddetto terzo mondo, con buona pace di tanti sacerdoti santi del passato, che certo non cambiavano le loro abitudini, per pandemie ben peggiori di questa. Ma aldilà delle dissertazioni liturgiche e teologiche non ci siamo accorti della Pasqua, perché sempre da un anno a questa parte, siamo tutti come morti dentro e ci siamo resi volontariamente servi di un regime strisciante e subdolo, che in nome della salute, ha stracciato la nostra Costituzione facendo a pezzi, ogni diritto da essa garantito, mettendoci di fatto ai domicilari senza aver commesso alcun reato, e quel che è peggio, senza la certezza di un fine pena. Come si fa quindi a chiamare Pasqua ed a celebrarla come tale, una giornata nella quale Firenze, ed immaginiamo tutta Italia è stata deserta e blindata, con tanto di sorvolo di elicotteri e con la cerimonia dello Scoppio del Carro, in Duomo, a numero chiuso senza il popolo, al quale era precluso ogni accesso alla piazza, ma guarda caso alla presenza delle cariche istituzionali, per le quali evidentemente non si applicano le restrizioni dei comuni mortali? E come si può considerare di buon auspicio, il volo “tecnicamente perfetto” della Colombina quando il popolo, cui tale auspicio si rivolge è recluso, in molti casi senza lavoro, né prospettive per il futuro? Insomma se la fobia ipocondriaca governativa e collettiva deve far chiudere tutto sine die, sarebbe stato meglio non illudere i fiorentini, e non far volare la colombina da sola, ma farle aspettare il suo popolo. Abbiamo comunque voluto documentare la tristezza di questa Pasqua con alcune foto, scattate nel deserto fiorentino dal nostro fotoreporter Stefano Giannattasio, che ringraziamo ed al quale auguriamo come a tutti voi, buona Pasquetta, sperando che quest’incubo finisca presto.

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