Le guerre costano, si sa e se la Russia, come dicono si sta preparando alla guerra in Ucraina, la decisione del ministero delle finanze di Mosca, di sospendere le aste dei propri Titoli di Stato, potrebbe rientrare tra quelle propedeutiche al conflitto, in quanto tendente a ridurre il debito pubblico, quindi a liberare risorse potenzialmente utili in questa crisi geopolitica.

Attenzione però, a non illudersi su una possibile debolezza economica e finanziaria del Cremlino, perchè la Russia, ha un debito pubblico molto contenuto rispetto alla media dei Paesi industrializzati e prevalentemente interno, con poche esposizioni verso l’estero, che lo rende difficilmente “scalabile” a fini bellici, ma soprattutto ha ben saldo in mano, il rubinetto del gas verso l’Europa, che se dovesse schierarsi militarmente con l’Ucraina rischierebbe di trovarsi a fronteggiare una crisi energetica vera e pesante, che potrebbe causare anche rivolte interne, da parte delle popolazioni stremate, specialmente in Italia, da due anni di gestione pandemica, molto ai limiti della democrazia.

Insomma se la Russia, ha deciso di sospendere le emissioni dei propri Titoli di Stato è solo per prudenza, non per stretta necessità operativa e non è detto che per l’Europa, impegnarsi in una guerra con la Russia, sia un buon affare anzi potrebbe essere un vero e proprio “Monkey Business”, con effetti disastrosi in termini di vite umane perse ed economie rase al suolo.

Luca Monti

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