Il conflitto in atto tra Russia ed Ucraina, sta apparendo sempre più, non come una crisi geopolitica tradizionale, ma come un vero e proprio scontro tra due modi opposti di concepire il mondo. Non a caso, nella sua ultima omelia domenicale, nella cattedrale di San Basilio, a Mosca, il Patriarca Ortodosso Russo, Kyrill, ha affrontato, sia pur con toni propagandistici e nazionalistici, proprio questo argomento. Nel suo sermone, Kyrill, ha detto, infatti, che la colpa del conflitto in Ucraina, è da attribuire all’occidente, che vorrebbe imporre, a suo avviso, alla Russia ed al resto del mondo non allineato, i propri valori, considerati dal Patriarca, degenerati e degeneranti, quindi non adatti, ad una società, nella quale l’Ortodossia Cristiana, riveste un’importanza fondamentale, scagliandosi nella fattispecie, contro la cultura Lgbt. Noi non vogliamo entrare in questioni che esulano dalle nostre competenze e dalle nostre capacità di giudizio, ma osservando le crisi geopolitiche, succedutesi negli ultimi vent’anni, non possiamo non trovare, nel ragionamento del Patriarca Kyrill, un fondo di verità. A nostro avviso, infatti, lo scontro in atto, a livello globale, che non nasce con l’invasione russa dell’Ucraina, riguarda due visioni del mondo realmente opposte tra loro e coinvolge un livello di comando ben più alto di quello della politica. Lo scontro, è quello tra i cosiddetti nazionalisti sovranisti, tra i quali rientrano, a pieno titolo Vladimir Putin e la sua politica imperialista neo zarista e coloro che, invece, per conto di quelli che vengono troppo semplicisticamente definiti poteri forti, cercano di imporre una sorta di governo mondiale, dove tutti gli individui devono essere uguali, senza identità nazionale, etnica, sessuale, o di qualsiasi altro tipo. Siamo arrivati a questa conclusione, analizzando come detto, gli ultimi decenni della storia umana che, al contrario di quanto ci viene detto comunemente, sono stati tutto meno che di pace. Certo il mondo e soprattutto l’Europa, non hanno conosciuto in tempi recenti, quelle guerre su vasta scala, che hanno segnato la prima metà del secolo scorso, ma non sono mancati mai, in realtà quei conflitti, che spesso vengono minimizzati col termine “regionali”. E fin qui, abbiamo la classica punta dell’iceberg che come si sa, affiora in superficie, nascondendo però alla vista, una massa glaciale ben più imponente di quella visibile. Non si possono, infatti, nascondere, o tacere, gli scontri armati, ma si può omettere, mediaticamente parlando, di mostrare i conflitti sotterranei, che si nascondono, spesso, dietro le cosiddette sanzioni ed i cambi di regime, da esse provocate.

E guarda caso, queste sanzioni, partono spesso da ovest, precisamente da un palazzo di vetro, che dovrebbe essere la sede di risoluzione delle controversie internazionali, una sorta di arbitro, in termini sportivi, che però scende in campo schierandosi con una delle due fazioni in lotta, quasi sempre la più forte, o comunque quella che può offrire qualcosa in più. Da qui, già si capisce, come lo scontro perenne, sia alimentato non da un livello politico nazionale magari statunitense, ma da un gradino più alto nella scala di comando, talmente alto da mettere d’accordo, spesso la maggior parte dei governi del mondo. Finora questo tipo di conflitto silenzioso, da alcuni definito in modo che ci appare ipocrita, come “guerra fredda”, era stato accettato e messo in pratica, più o meno, da tutti gli attori in campo semplicemente perchè, a seguito di accordi precisi, non si era mai violato il cosiddetto spazio vitale di qualcuno talmente grosso da poter fare davvero paura su scala globale. Evidentemente Putin, come sostengono molti analisti ha ritenuto che, per qualche motivo, i movimenti occidentali in Ucraina, vicina alla Russia, non solo geograficamente ma anche storicamente, mettevano in pericolo, proprio lo spazio vitale russo ed ha deciso di attaccare. Da questa crisi se ne esce, a nostro avviso, solo se l’occidente inizia a liberarsi di due gravi sindromi che ne hanno attaccato alla base la società, quella del pensiero unico e quella del gendarme globale, che della prima è diretta conseguenza. Non si può infatti, continuare a dividere, in modo draconiano e fin troppo semplicistico, il mondo in buoni, noi ed in cattivi, gli altri perchè come la fisica ci insegna, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e dunque a forza di essere considerati cattivi, anche coloro che non lo erano, ma che magari la pensavano solo diversamente da noi, finiscono per diventarlo davvero e magari si arrabbiano anche, menando di brutto e lasciandoci pesti e doloranti.

Luca Monti

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