Abbiamo intervistato Valentina Fusco, una figura nota nell’ambiente di chi protesta contro il green pass, per i toni educati delle proprie affermazioni accompagnati però, da una notevole conoscenza dei termini giuridici e della giurisprudenza.

Valentina Fusco, in questi giorni nella nostra città, ci ha detto: “Sono qui a Firenze, per far capire a quante più persone possibile che purtroppo abbiamo poco tempo, perché il rischio è. che provvedimenti, palesemente illegittimi, come il decreto istitutivo del green pass, diventino esecutivi grazie all’acquiescenza dei Cittadini che vi si adeguano. Il decreto infatti, è stato convertito in legge, in modo invalido, essendo stato modificato ben due volte prima della ratifica parlamentare dello stesso, cosa non prevista dalle modalità di conversione, che escludono la convertibilità di un decreto che abbia subito modificazioni rispetto alla sua formulazione originale. Detto questo, che non è di secondaria importanza, occorre poi tenere il punto, sul fatto che, anche con la conversione avvenuta in Parlamento, il decreto non ha istituito alcun obbligo effettivo del green pass subordinando tutto alla richiesta di visione dello stesso. In pratica, il datore di lavoro o il titolare di un’attività, può anche legittimamente, omettere di chiedere tale certificazione sanitaria al proprio dipendente o cliente che sia. Purtroppo questa situazione è stata anche favorita da una sorta di ignavia, da parte degli ordini professionali e delle associazioni di categoria, che ritengo essere degli organi del tutto anacronistici, in quanto, da tempo, ormai hanno smesso di tutelare i propri associati, essendo oltretutto soggetti di tipo privatistico, che hanno assunto sempre più funzioni e posizioni di tipo pubblico senza averne titolo, e mi paiono quindi in latente conflitto d’interessi. Colgo quindi l’occasione per porre all’attenzione di liberi professionisti e Partite Iva, una riflessione sul fatto se sia, o meno, il caso di continuare a stare all’interno degli ordini, o degli albi professionali considerando che, ai sensi di legge non figura tra i requisiti richiesti per l’accesso alle professioni ed all’esercizio delle attività economiche, alcun tipo di iscrizione a queste strutture. Occorre dunque aumentare, a tutti i livelli, la consapevolezza sui propri diritti e sulla necessità di battersi per farli valere, nelle forme previste dalla legge, denunciando senza alcuna paura qualsiasi forma di assoggettamento ad obbligo di certificazione vaccinale, che come detto non esiste nel decreto e senza scendere a pericolosi compromessi, come i tamponi, che rischiano di diventare a loro volta, consenso esplicito all’applicazione pratica di questo finto obbligo introducendolo “per consuetudine” accettata dai Cittadini.”

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

Leave a Reply

  • (not be published)