il primo maggio, è ormai passato e non vogliamo oggi fare una cronaca delle manifestazioni svoltesi lo scorso fine settimana, funzione alla quale deleghiamo le immagini, quanto stimolare una riflessione sul significato assunto in questo periodo storico dalla festa dei lavoratori.

Mai come quest’anno, infatti, le manifestazioni del primo maggio, hanno avuto connotati tutt’altro che celebrativi e festosi, tanto che a Torino, ad esempio, vi sono stati scontri tra i manifestanti e le Forze dell’Ordine.

Anche a Firenze, il primo maggio è stato di lotta e non di celebrazione, come dimostra la presenza alla manifestazione, dei Consiglieri Comunali Antonella Bundu e Dimitri Palagi, di Sinistra Progetto Comune che come tutti sanno in città, sono politici di lotta, poco inclini alle commemorazioni istituzionali, alle quali preferiscono la piazza.

Occorre dunque riflettere, come abbiamo fatto dopo il 25 aprile, sullo scollamento tra istituzioni e Cittadini rispetto alla percezione di queste feste laiche.

La gente, infatti, contrariamente a quanto sembrano credere i politici nazionali e regionali, ha capito che tutti i discorsi celebrativi della libertà e del lavoro, sono pura retorica, alla quale non fanno mai seguito fatti concreti in favore di questi ideali.

Parlare di lavoro, oggi, come valore da difendere, infatti con migliaia di persone sospese o licenziate per non aver voluto sottoporsi ad un determinato trattamento sanitario, suona come un ossimoro, che potrebbe anche essere un bel gioco intellettuale, se non vi fossero in ballo, le vite e la dignità, appunto di persone vere e non di bambole inanimate o robottini da cucina ed affini.

Lo stesso dicasi per la situazione di troppe aziende passate negli ultimi decenni di mano, da famiglie dedite da generazioni, allo sviluppo della propria impresa attraverso investimenti in ricerca, strutture e macchinari, a multinazionali anonime che nascondono i loro proprietari dietro scatole cinesi ed il cui unico scopo è quello di produrre, quanto più possibile, al minor costo possibile, senza guardare né alla qualità del prodotto, ne alle esigenze dei lavoratori, che oggi possono essere italiani, domani cinesi e la prossima settimana bengalesi, basta che il loro lavoro costi sempre meno di quanto costava il giorno prima.

Insomma, in assenza di fatti concreti, i lavoratori non credono più alle parole vuote e retoriche dei politici ed ai concertoni in Piazza San Giovanni, a Roma preferendo alle celebrazioni finte dei loro diritti, la lotta vera per ottenerli o mantenerli.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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