Il prezzo del petrolio, continua a salire, come dimostrano le quotazioni, che nel caso del greggio WTI, hanno raggiunto ieri, i 115,20 Dollari al barile, in rialzo di quasi il 7% nel corso della giornata e di oltre 20 Dollari nella settimana. Il greggio Brent, invece, è stato scambiato a 117,70 Dollari, al barile, in rialzo del 6,58% nel corso della giornata e di oltre 19 Dollari nella settimana. Questi aumenti sono determinati dall’incertezza per le forniture del petrolio russo, che a breve, potrebbe essere bandito dal mercato per decisione degli Usa, che certamente spingerebbe i Paesi aderenti alla Nato e dunque l’Unione Europea, a fare altrettanto. Per adesso si tratta solo di voci di corridoio, ma la decisione potrebbe essere imminente, considerando che gli Stati Uniti, soffrirebbero ben poco da questa scelta, mentre a rischiare, in primis, per la riduzione di forniture petrolifere, sarebbe proprio l’Unione Europea, come dimostra il grafico che riportiamo di seguito, che illustra i dati sulle esportazioni di petrolio russo, nei vari Paesi del mondo, aggiornati al 2019, ma che non sono variati sostanzialmente negli anni seguenti.

Come si vede chiaramente, l’Unione Europea, importa quasi il 60% del petrolio russo, a fronte del 3% degli Stati Uniti. Inoltre a beneficiare di questo bando, potrebbero essere la Cina e l’India, pronte certamente a pagare qualche Dollaro in più, pur di non rinunciare alla spinta energetica vitale per le loro economie e che potrebbero così diventare il mercato di riferimento per la Russia nel settore delle risorse naturali. Se quest’ipotesi si verificasse, sarebbe la conferma dei timori di molti analisti, sul fatto che in realtà le sanzioni, anzichè indebolire la Russia, la rinforzano, ai danni prevalentemente dell’Unione Europea. Questo è anche il timore di un grossista di Gpl, che rifornisce i distributori nell’Area Metropolitana Fiorentina, che vuole restare anonimo, ma che ci ha detto di attendersi rincari consistenti del gas per autotrazione, intorno ai 50 Centesimi al litro, nel giro di una quindicina di giorni, forse anche meno. Insomma se gli Usa decidessero davvero di bandire il petrolio russo, oltre al gas, rischiamo a breve una riduzione della circolazione automobilistica ed un forte rincaro sul costo dei trasporti di merci.

Luca Monti

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