Il coordinamento Agrinsieme, che riunisce quasi tutte le principali sigle dell’agricoltura italiana, vale a dire: Cia Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri ed Alleanza delle cooperative agroalimentari, ha scritto una lettera aperta al Ministero della Politiche Agricole chiedendo che quest’ultimo dica no alla proposta della Commissione Europea, di introdurre la vendita di olio di oliva sfuso. La questione riguarda da vicino la nostra regione, perchè la Toscana contribuisce fortemente da sempre, al secondo posto in Europa, occupato dall’Italia, nella produzione olivicola con circa 315mila tonnellate annue, dietro alla Spagna e davanti alla Grecia. La proposta di autorizzare la vendita di olio d’oliva sfuso, è stata motivata dalla Commissione Europea, con la necessità di ridurre gli imballaggi, in nome della sostenibilità ambientale. Il coordinamento Agrinsieme, tuttavia, in un passo della lettera al Ministero delle Politiche Agricole, smonta completamente questa tesi: «La vendita di prodotti sfusi al dettaglio non riduce, né elimina, l’impatto ambientale dell’imballaggio, poiché il prodotto dovrebbe essere comunque riconfezionato in contenitori nei negozi». Il timore degli agricoltori, è che, come al solito a Bruxelles, vengano prese decisioni che vanno a scapito della nostra catena agroalimentare, distorcendo il mercato, ma anche togliendo garanzie di qualità ai consumatori finali. Sul primo punto il coordinamento Agrinsieme, sostiene che la vendita di olio d’oliva sfuso, permetterebbe di tagliare lo stesso con partite provenienti da altri Paesi, i cui olii sono di minore qualità, ma proprio per questo più economici per le grandi aziende multinazionali che dominano il mercato. Quindi, ecco un altro passaggio della lettera del coordinamento Agrinsieme, al Ministero delle Politiche Agricole: «Se venisse autorizzata la vendita di olio sfuso su base volontaria, si andrebbe incontro ad una distorsione della concorrenza interna nel mercato unico». Per quanto riguarda invece la mancate garanzie di qualità e sicurezza alimentare verso i consumatori, esse riguardano il fatto che non vi sarebbe la possibilità di riscontrare la corrispondenza tra quanto indicato in etichetta e quanto contenuto nella bottiglia riempita successivamente rispetto alla sua produzione. A tale proposito nella foto di copertina ed a corredo dell’articolo, ripresa dal sito www.melarossa.it ricordiamo quali sono le indicazioni obbligatorie sull’etichetta dell’olio d’oliva.

Insomma, ancora una volta si ha l’impressione che a Bruxelles, continuino a remare contro gli interessi agricoli Italiani stavolta mettendoci anche la furbizia di fare questa proposta, in piena estate ed in un momento di transizione governativa del nostro Paese, certi di non incontrare dunque alcuna resistenza e far passare impunemente anche quest’ennesima decisione a noi sfavorevole. Speriamo che il Ministero delle politiche Agricole, malgrado questa situazione contingente difficile, dopo aver letto la nota del coordinamento Agrinsieme, del tutto logica ed ineccepibile nel descrivere la gravità della proposta della Commissione Europea e delle sue conseguenze abbia uno scatto di dignità ed orgoglio, alzando la voce a Bruxelles, altrimenti possiamo derubricarlo ad ente inutile.

Luca Monti

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