Oggi vogliamo occuparci di un capolavoro della letteratura, che ancora oggi, anzi, soprattutto ai giorni nostri, ha tanto da dire. L’opera in questione, scritta dal famoso scrittore portoghese Fernando Pessoa, e pubblicata postuma nel 1982, s’intitola “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares”. Visto l’approssimarsi del Natale, che è tradizionalmente tempo di regali, e di letture, vi consigliamo di acquistare l’opera, non nella forma puramente cartacea, ma nella versione proposta della casa editrice “Recitar Leggendo Audiolibri”, pubblicata a novembre 2020, che ha la durata di 16h.11m nella versione integrale, realizzata con una nuova traduzione di Matteo Gennari, e con l’intensa interpretazione di Claudio Carini, attore di prosa e regista teatrale, che, a nostro avviso rappresenta l’ultima frontiera dell’esperienza nell’ambito degli audiolibri, restituendo perfettamente le emozioni di questo capolavoro letterario. “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares”, infatti, è, come affermato dall’autore stesso, Fernando Pessoa, un’autobiografia senza fatti: “In queste impressioni senza nesso, né desiderio di un nesso, narro con indifferenza la mia autobiografia senza fatti, la mia storia senza vita. Sono le mie Confessioni, e, se non dico niente, è perché non ho niente da dire”.

Già da questo frammento del pensiero di Pessoa, su questa sua opera letteraria, è possibile cogliere l’ironia pungente ed il disincanto, di un autore dalla complessa personalità, estremamente solo e sofferente per l’appartenenza a un tempo e ad una società ai quali non riusciva ad adattarsi, e dei quali stessi, tuttavia, ha sentito il dovere di restituirne un ritratto fedele, con la consapevolezza però, che non sarebbe stato compreso, e che forse, solo in un futuro lontano, le sue parole avrebbero trovato asilo e condiscendenza, come dimostra un’altra perla del pensiero di Pessoa, che rappresenta una disamina, dura e cruda, spesso non lusinghiera, della natura umana e delle numerose maschere che si è soliti indossare per vivere nella realtà, che spesso per il poeta diventa prigione ed ostacolo: “Tutto quanto facciamo o diciamo, tutto quanto pensiamo o sentiamo, veste la stessa maschera e lo stesso mantello. Per quanto ci spogliamo e vestiamo non siamo mai nudi perché la nudità è un fenomeno dell’anima e non dello svestirsi. E così, vestiti di corpo e anima, con i nostri multipli travestimenti appiccicati a noi come le penne agli uccelli, viviamo felici o infelici, o forse nemmeno sapendo ciò che siamo, il breve intervallo che gli dèi ci concedono per divertirci come bambini che giocano a un gioco serio”.

Luca Monti

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