Ci siamo occupati per altra testata, in pieno lockdown, dell’incontro dei primi di aprile, in videoconferenza tra i tre maggiori leaders mondiali Donald Trump, Vladimir Putin, e Xi Jinping, riguardo l’adozione di una nuova moneta unica mondiale digitale, sulla quale i tre sembravano aver trovato l’accordo. Evidentemente le frizioni crescenti tra Usa e Cina, devono aver rotto qualche equilibrio in tal senso, dato che la Cina, con un vero e proprio strappo, ha già realizzato la versione digitale dello Yuan, mettendola in sperimentazione, come unico mezzo di acquisto, in alcune importanti città del Paese, tra le quali Wuhan, ormai nota come focolaio di diffusione del covid, dal quale tuttavia, già quest’estate pareva essersi pienamente ripresa.

La Russia di Vladimir Putin, si è mossa, invece con piccole criptovalute, di tipo stablecoin, ovvero fissate al valore del Rublo, legate al mondo delle materie prime, attraverso le quali ha siglato accordi commerciali con alcuni Paesi del Sudamerica, Venezuela in primis. Gli Usa fra i tre colossi economici mondiali, appaiono i più in ritardo, forse a causa dell’emergenza sanitaria e delle elezioni presidenziali, o forse, come sostengono alcuni analisti, dovendo affrontare la forte concorrenza delle criptovalute già esistenti, Bitcoin su tutte, che negli Stati Uniti rappresentano un importante mercato sul quale potrebbe essere difficile imporre una moneta digitale di Stato. Di fronte a tali grandi manovre delle maggiori economie mondiali l’Unione Europea, non poteva non prendere una posizione, ed infatti, il 12 ottobre la Bce, ha organizzato una riunione consultiva sull’argomento, con lo scopo di valutare la sperimentazione dell’Euro Digitale, entro la fine del prossimo anno, perchè, come ha dichiarato a siti economici specializzati Fabio Panetta, membro del Board della Bce: “I sistemi di pagamento stanno cambiando, talora con grande rapidità, e si stanno affermando strumenti alternativi e pagamenti contactless. Oggi, infatti, molti di noi, utilizzano sofisticate carte di pagamento o applicazioni su uno smartphone, o su uno smartwatch”. Ecco quindi che, in quest’ottica, appare quasi inevitabile per l’istituto di Francoforte, arrivare ad emettere una moneta europea digitale per rimanere al passo con i tre maggiori competitors internazionali, che potrebbero altrimenti avvalersi di un gap tecnologico difficilmente colmabile, mettendo in fuorigioco il sistema bancario europeo, che tuttavia sembra essere ancora restio ad abbandonare del tutto, il sistema tradizionale del contante, essendo, possiamo dire, ideologicamente contrario al mondo delle valute digitali, basato sulla tecnologia Blockchain, difficilmente centralizzabile, quindi poco gestibile rispetto a quelle tradizionali. Potremmo, insomma trovarci di fronte all’alba di una nuova era, per l’economia globale, sempre che vengano, appunto, superate le criticità legate al controllo centrale di tale tecnologia.

Luca Monti

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