Una delle icone mondiali degli sports da combattimento, il brasiliano Leandro Lo campione del mondo di Ju Jitsu, è stato ucciso lo scorso fine settimana, in un locale esclusivo della sua città, San Paolo, dove stava assistendo ad un concerto. Trovatosi di fronte un avventore ubriaco che molestava i presenti e che impugnava una bottiglia come arma, il 33enne campione del mondo, non ha avuto problemi ad immobilizzarlo.

Purtroppo Leandro Lo, non poteva sapere che l’uomo ubriaco, era secondo fonti investigative un poliziotto e dunque armato, che una volta lasciato libero dalla presa, dal giovane atleta non ha esitato ad estrarre la propria pistola facendo fuoco da distanza ravvicinata ed uccidendo il campione del mondo. Certo ogni caso fa storia a sé, ma ci siamo occupati già di altri due casi di sportivi professionisti o ex tali uccisi a colpi di pistola durante liti in locali come l’ex rugbista, Federico Martin Aramburu, o in veri e propri agguati come il ciclista Jaime Restrepo e la cosa sinceramente preoccupa, perché segna una pericolosa “evoluzione” nel modus operandi della cosiddetta microcriminalità, che viene definita tale solo perché perpetrata da individui non legati a consorterie di tipo mafioso ma che è comunque pronta ad uccidere, dunque tanto micro non è. Sarebbe a nostro avviso, più appropriato il termine criminalità diffusa, perché il poliziotto di San Paolo, ha ucciso Leandro Lo perché era ubriaco, a differenza magari di un killer professionista che ha ammazzato qualcun altro per i soldi, ma entrambi hanno ucciso e dunque sono entrambi assassini e non può esservi una scala di valori diversi per due omicidi, che li possa definire macro o micro, a seconda di chi li ha compiuti. Ma aldilà della semantica, che comunque nella lingua italiana ha la sua bella importanza, la deriva preoccupante che sta prendendo la criminalità diffusa, è che sono saltati gli argini del rispetto verso le personalità di spicco nello sport, che fino a qualche anno fa, venivano considerate intoccabili e questo dava maggiore sicurezza perché nessuno avrebbe sparato, in un locale dove si trovava un campione del mondo o un famoso sportivo. Ecco quindi che occorre fare ancora più attenzione, quando ci troviamo in situazioni potenzialmente pericolose per la nostra o per l’altrui incolumità ed esercitare al massimo la virtù della prudenza, lasciando in disparte per un po’ il coraggio, almeno finché non si è capito con quale tipo di individuo si ha a che fare nel caso specifico.

Luca Monti

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