Ieri, primo settembre, era il giorno dell’annunciato blocco delle principali stazioni ferroviarie italiane, per protestare contro l’estensione del green pass, anche ai treni a lunga percorrenza ed all’alta velocità. Ma nei fatti, ovunque i manifestanti sono stati molto pochi, con la punta minima, raggiunta a Napoli, dove si sono presentati in due, con bandiere tricolori. Anche a Firenze, città peraltro più tiepida verso queste manifestazioni rispetto ad altre realtà, anche toscane, quali Lucca e Livorno, i manifestanti erano una ventina alcuni dei quali mimetizzati tra i passanti erano comunque volti a noi noti.

I pochi che hanno sfidato l’ingente cordone di Polizia hanno inscenato un “oliloquio”, rivolto ai numerosi giornalisti presenti, accusati apertamente di essere corresponsabili insieme a politici e virologi, di aver creato un clima di terrore nel Paese. Non sono mancati i parallelismi tra il green pass e la stella di David, imposta agli ebrei, agli albori del nazismo, lasciando intendere che saremmo di fronte ad un’incombente dittatura con la scusa dell’emergenza sanitaria. L’elemento che ci ha maggiormente colpiti, tuttavia, è stata la definizione di sé stessi, da parte dei manifestanti, che hanno rifiutato categoricamente gli appellattivi, del tutto generici, di no mask, no pass, no vax. Si sono infatti definiti: “Costituzionalisti Sentinelle della Libertà” . L’impressione che abbiamo avuto ieri, è quella di essere di fronte ad un movimento ben organizzato che sta giocando una sorta di partita a scacchi con le Istituzioni, usando le cosiddette “mosse a specchio”. In pratica all’aumento della pressione verso di loro, i manifestanti la allentano, sparendo dai radar e facendo passare tutto come un flop mentre in realtà, passano all’attacco mediatico, mettendosi faccia a faccia proprio contro i giornalisti. Inoltre il fenomeno, è del tutto inusuale nel panorama dei movimenti italiani, poiché apparentemente acefalo, non essendovi una regia dichiarata dietro queste manifestazioni, che però come abbiamo detto ci sembrano frutto di una strategia ben precisa e tutt’altro che improvvisate.

Luca Monti

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