Ieri pomeriggio, 26 febbraio, in una Piazza San Marco blindata, Giuseppe Conte, si è riaffacciato alla vita da professore universitario, prima incontrandosi col rettore dell’ateneo fiorentino, Luigi Dei, poi cimentandosi in una lezione online.

L’incontro tra Conte e Dei, è stato classificato come colloquio interno all’Università di Firenze, e quindi non erano incluse eventuali interviste alla stampa, da parte dell’ex presidente del consiglio.

Fuori dal rettorato, comunque, Giuseppe Conte, è stato oggetto di contestazione da parte degli studenti universitari, che hanno spiegato come il suo ritorno in cattedra non sia gradito agli stessi, che gli rimproverano, di non avere fatto nulla per la scuola e l’università, quando era al governo, se non chiudere, senza programmare una vera riapertura.

Negli striscioni esposti dai manifestanti, il ritorno pubblico di Conte all’insegnamento, viene definito un teatrino tra lui ed il rettore, finalizzato a dare visibilità, all’ex presidente del consiglio, che secondo alcuni non avrebbe mai realmente abbandonato l’agone politico, e sfrutterebbe quindi l’università fiorentina per farsi campagna elettorale, magari per le suppletive senesi, senza preoccuparsi del diritto allo studio, per tutti gli studenti. Non sappiamo quali siano le intenzioni di Conte ovviamente, ma possiamo dire, che, a nostro avviso, le misure di sicurezza con tanto di chiusura di Via Giorgio La Pira, con la conseguente deviazione di svariate linee Ataf, per un pomeriggio, sono apparse eccessive e sproporzionate rispetto a quello che, come detto, era classificato come un incontro interno all’università tra professori, per vigilare sul quale bastavano gli uomini della Digos, senza scomodare il Reparto Celere, a meno che, questo stesso stretto apparato di sicurezza, non certifichi il fatto che Giuseppe Conte appartiene tuttora alla classe politica, con buona pace di coloro che lo davano per finito in tal senso.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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