Ormai sono quotidiane le manifestazioni delle categorie produttive, ferme da oltre un anno, che chiedono di riaprire il più velocemente possibile essendo in gioco la loro sopravvivenza economica. Ieri, 30 aprile, è stato il turno degli esercenti degli spettacoli viaggianti, che hanno organizzato un corteo di camion, lungo le strade cittadine.

Originariamente il corteo era previsto dovesse transitare sulla superstrada Firenze – Pisa – Livorno, ma probabilmente per il timore di blocchi improvvisati della stessa, la Questura, ha chiesto agli organizzatori di svolgere la manifestazione su un percorso urbano.

Abbiamo intervistato Alberto De Luca, che ci ha detto: “Innanzitutto voglio scusarmi per i disagi che la manifestazione può aver creato, ma chiedo la comprensione di tutti perchè ci dispiace, aver fatto magari perdere a qualcuno mezzora in mezzo al traffico, ma vorrei far capire che noi, sono ormai tredici mesi che non lavoriamo ed abbiamo bisogno quindi di manifestare per farci sentire dalle istituzioni. Occorre riaprire quanto prima perchè le nostre attività, non servono solo a mantenere le nostre famiglie, ma anche a dare gioia e felicità a grandi e piccini da decenni, forse da secoli e rappresentano quindi un capitale anche culturale, che non può essere disperso perchè il mondo ha bisogno di gioia.”

Sua sorella Monia, invece ci ha detto: “Oggi noi esercenti attività di spettacolo viaggiante manifestiamo per difendere il nostro lavoro, perchè siamo una delle pochissime categorie economiche, a non essere mai menzionate nel calendario delle riaperture. Però le nostre spese continuano ad andare avanti e parlo di cose rilevanti dal punto di vista economico, quali le bollette, senza contare che essendo viaggianti, quindi itineranti, le nostre attività hanno bisogno di tempo per attivare le varie utenze di volta in volta ed anche questo è un problema. Vorrei poi dire che le nostre attività si sono evolute nel corso degli anni, con grandi investimenti, in attrazioni sempre più moderne e costose. Ecco quindi che chiediamo alle istituzioni di non farci morire, vogliamo solo lavorare senza privilegi ma con la massima dignità personale ed il massimo rispetto verso le nostre attività.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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