L’Associazione Pro Vita e Famiglia, in un comunicato stampa, ha contestato la scelta di considerare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quale garante della Giornata Mondiale della Salute, celebrata oggi, 7 aprile.

Ecco il testo del comunicato: “Oggi è la Giornata Mondiale della Salute, che dal 1950, si celebra il 7 aprile, per ricordare la fondazione dell’Oms avvenuta il 7 aprile 1948. Ma siamo sicuri che l’Oms sia garante della salute pubblica? La sua credibilità è al minimo per i troppi errori nella gestione della pandemia, quali ad esempio: ritardi nel riconoscere la trasmissione da persona a persona; ritardi nel dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale; aver sconsigliato l’uso di mascherine nella popolazione generale; aver sottovalutato l’importanza degli asintomatici eccetera. E per le donne cosa fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Vengono adeguatamente informate sull’aborto, o sono trattate come scatole e gli embrioni come scarti da eliminare? Con la nostra campagna #dallapartedelledonne abbiamo voluto sottolineare anche la pericolosità legata a certe pratiche. La Ru486, per esempio, può causare gravi emorragie, infezioni, setticemie, distruzione del sistema immunitario depressione e anche la morte. Chi le informa? L’Oms? D’altronde il primo direttore generale dell’Oms, Brock Chisholm, era uno psichiatra che già ai suoi tempi sosteneva il relativismo più radicale affermando: «La reinterpretazione e l’eventuale sradicamento del concetto di giusto e sbagliato sono gli obiettivi ultimi di quasi tutte le psicoterapie» e non teneva in alcuna stima la famiglia. Nulla è cambiato da allora.”

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