Avevamo promesso un approfondimento sulle questioni inerenti i conflitti nel Saharawi, in Kurdistan, ed in Palestina, ed oggi vogliamo iniziare con un focus sul Sahara Occidentale, ex colonia spagnola nel Maghreb, da molti conosciuto, qui in Italia, col nome di Saharawi, che è quello che ne identifica la popolazione, e che si è attribuito la Repubblica Democratica Araba del Saharawi, istituita dal cosiddetto Fronte Polisario, in guerra col Marocco.

Il Sahara occidentale oggi è tornato d’attualità nello scacchiere geopolitico, perchè, all’inizio di dicembre, Donald Trump, anche se pochi ne hanno parlato, vista l’imminente scadenza del suo mandato, ha riconosciuto unilateralmente, le rivendicazioni del Marocco, su questo territorio, in cambio dell’accettazione di un accordo di pace con Israele, prendendo di sorpresa numerosi osservatori, poco familiari con questo conflitto non risolto. Ad esempio, Palestina, e Kashmir, sono crisi regionali, ben più conosciute agli occhi del mondo, in funzione del coinvolgimento, nelle stesse, di potenze nucleari, e del fatto che molti soffiano sul fuoco delle loro implicazioni religiose, che tuttavia non sono le vere origini di tali conflitti. Ma, restando alla questione del Sahara Occidentale, è chiaro, che questo conflitto, pur essendo apparso sulla scena politica internazionale, già a metà degli anni ’70, sia meno conosciuto, non avendo le due caratteristiche di cui sopra, che mediaticamente sono più appetibili. Il processo di decolonizzazione avviato, in quel periodo ed in quell’area geografica, dalla Spagna franchista, ha visto quest’ultima negare l’indipendenza al Sahara Occidentale, preferendo dividerlo fra il Marocco e la vicina Mauritania contro il parere della maggior parte della popolazione, rappresentata dal Fronte Polisario, che ha quindi proclamato la Repubblica Democratica Araba del Saharawi, col sostegno della confinante Algeria, storica rivale del Marocco, che aveva strizzato l’occhio alla causa socialista del Saharawi, già al tempo delle guerra fredda, forse sperando di poter partecipare alla spartizione territoriale del Sahara Occidentale, all’uscita di scena della Spagna, cosa che però non è accaduta. Algeri quindi ha mantenuto, in qualche modo una forma di pressione esterna sul Sahara Occidentale, appoggiando appunto, la proclamazione della Repubblica Democratica Araba del Saharawi, approfittando, anche della rinuncia della Mauritania, ad ogni rivendicazione sulla regione, già alla fine degli anni ’70. La situazione sembrava essersi risolta, nel 1991, dopo un decennio di guerra fra Marocco e Fronte Polisario, unici attori rimasti in campo, con un accordo di referendum sull’autonomia del Paese, che però non ha mai avuto luogo, per la pretesa di Rabat, di far partecipare al voto i coloni marocchini, ivi residenti, cosa non accettata dal Fronte Polisario. Di fatto, il Sahara occidentale, è stato diviso da un “muro di sabbia”, eretto dall’esercito marocchino, per mantenere il controllo, su circa l’80% del suo territorio. Adesso la situazione, con il citato riconoscimento di inizio dicembre, da parte di Donald Trump, dei diritti del Marocco, sulla regione, che potrebbe essere seguito a breve da quello di Israele, sta volgendo decisamente a favore del Governo di Rabat. La Russia, ha dichiarato che la decisione unilaterale americana, ha violato il diritto internazionale, ma queste parole alla fine, non sortiranno alcun risultato pratico riguardo le sorti del conflitto che stanno andando a delinearsi. Solamente l’Algeria, potrebbe far pesare la propria influenza, ma il Governo di Algeri, appare, da almeno due anni, in una fase di stallo politico interno, e non appare in grado di mantenere il proprio ruolo di potenza regionale. Attenzione però, questo è lo scenario sul breve periodo, perchè l’accordo tra Usa e Marocco, al quale, come detto potrebbe seguire quello con Israele, sembrerebbe prevedere anche una clausola con forniture militari a Rabat, per un miliardo di dollari, che cambierebbe radicalmente lo scenario geopolitico della regione, col Marocco che diventerebbe molto pericoloso per l’Algeria, che potrebbe quindi, decidere di stringere, a sua volta, accordi di forniture militari con la Cina, o con la Russia, per contrastare il riarmo di Rabat, innescando quindi nel medio lungo periodo, un conflitto diretto tra Algeria e Marocco. Ecco quindi che occorre tenere d’occhio il Sahara Occidentale, per prevenire, possibili trasformazioni della situazione nei prossimi decenni da un conflitto territoriale di dimensione limitata, ad una vera e propria guerra regionale di più vasta scala.

Luca Monti

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