Passeggiando in una Firenze, ancora tristemente semivuota, ci siamo imbattuti in Louise Muelhaupt, una pittrice statunitense, che ha scelto di vivere nella nostra città, mentre si accingeva ad iniziare un dipinto dal vivo.

Abbiamo scelto di fotografarla con la tela ancora bianca, per non disturbarla troppo nel suo momento creativo e perchè ci piaceva, anche l’idea di lasciare immaginare ai lettori, lo sviluppo di quel quadro da iniziare.

L’abbiamo poi intervistata e ci ha detto che ha scelto, otto anni fa di venire a vivere a Firenze, per studiare arte presso l’Accademia, in una città che tanto ha dato all’arte nei secoli. Ci ha poi detto, che per lei la chiusura dell’anno scorso, è stata molto dura, perchè la sua arte nasce dall’osservazione della vita e non a caso, ama dipingere in strada. Ed ancora oggi Firenze, le fa tristezza, così semivuota, non ancora tornata al caos ordinato che la rendeva attrattiva ai suoi occhi d’artista. Siamo contenti di aver fatto quest’incontro e di seguito riportiamo alcune foto di dipinti, di Louise Muelhaupt, ripresi dal profilo Facebook della pittrice per valorizzarne l’opera, e mostrare come i suoi sforzi di apprendere l’arte italiana, non sono stati vani, vista l’evidente influenza accademica, che troviamo nei suoi quadri.

Soprattutto ci piace l’idea, che a qualcuno potrà forse apparire troppo romantica o nostalgica, di una Firenze, che ancora nel 2021, attira pittori, artisti e letterati, come ai tempi del Grand Tour d’Italie, del tardo ‘700, perchè crediamo che questa possa essere una formula vincente per la rinascita turistica e culturale della nostra città non il ritorno al turismo di massa indiscriminato, ante coronavirus. Firenze deve tornare ad essere città, accogliente ed aperta sì, ma orientata ad un turismo di qualità, non più di quantità. Solo seguendo la strada della qualità del turismo, saremo in grado di tornare a proporre ai visitatori, le nostre eccellenze artistiche classiche, unite a quelle contemporanee ed a quelle produttive artigiane. Ripartiamo quindi dal “Made in Florence” e dalla forza evocativa che questo nome ha nel mondo per abbandonare pian piano il “Made in China”, i cui frutti negli anni specialmente recenti, si sono rivelati amari.

Luca Monti

Ph. Stefano Giannattasio

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