Fëdor Michajlovič Dostoevskij, famoso scrittore russo, nacque a Mosca, l’11 novembre del 1821, ed oggi avrebbe dunque 200 anni. Ce ne occupiamo perchè l’autore di molti capolavori letterari, il più famoso dei quali è “I Fratelli Karamanzov“, ha avuto rapporti con Firenze, essendo ospite della nostra città, in due occasioni distinte. La prima visita dello scrittore russo a Firenze, fu nell’agosto del 1862, quando Dostoevskij, fece il classico grand tour europeo dell’epoca, in compagnia di un suo amico, il critico letterario Strachov. Non dovettero a dire il vero, essere rimasti molto colpiti dalla nostra città, visto che le cronache dell’epoca, ma soprattutto il carteggio successivo tra i due, ci dicono che in quella breve permanenza bevvero vino, giudicato troppo leggero per i loro palati abituati evidentemente alla vodka, mollarono a metà la visita agli Uffizi, lessero giornali russi al Vieusseux ed ebbero una lite in piazza Signoria per questioni filosofiche. Insomma, in quell’occasione Dostoevskij, fu un turista qualsiasi e passò del tutto inosservato a Firenze. Il suo secondo viaggio a Firenze, sei anni dopo, fu molto più importante ed in qualche modo avventuroso. In quel novembre del 1868, Dostoevskij, infatti è in fuga dai creditori, ha paura di finire in carcere e fugge dalla Russia rifugiandosi prima in Svizzera, dove gli muore la figlia piccola, poi a Milano, che però egli non trova stimolante, decidendo di tornare a Firenze, all’epoca capitale d’Italia. Qui emerge di nuovo il rapporto non eccezionale tra lo scrittore russo e la nostra città, che Dostoevskij, dice di trovare cara ed affollata, rispetto a sei anni prima. Comunque lo scrittore decide di trasferirsi in città, con la moglie Anna e prende alloggio, in Via Guicciardini 8, dove concluderà uno dei suoi romanzi più celebri, L’Idiota. Curiosamente la targa celebrativa di questo evento letterario, tuttora esistente, non si trova in Via Guicciardini 8, ma chissà perchè, in Piazza Pitti 22.

Quando Anna, resta incinta di nuovo, la coppia viene raggiunta dalla mamma di lei e si trasferisce in Piazza del Mercato Nuovo, dove riemerge il carattere cupo dello scrittore ed il suo poco amore verso Firenze sintetizzato da un suo scritto: “Sta arrivando un caldo terribile, la città è soffocante e arroventata, abbiamo tutti i nervi sottosopra, il che è nocivo specialmente a mia moglie (…) Questa Firenze mi ha stancato”. E dopo poco, infatti, dopo essersi fatto versare dal suo editore, un anticipo per un nuovo romanzo, Dostoevskij, lascerà per sempre Firenze, nell’agosto del 1869. Certamente, pur non amando la nostra città, egli ha comunque lasciato traccia della sua opera, completandovi, appunto L’Idiota. Una traccia che non è solo letteraria, ma anche spirituale, dal momento che Giorgio La Pira, forse il Sindaco più amato dai fiorentini, perlomeno in epoca contemporanea, scrisse in una lettera ad un amico di essersi avvicinato al Cristianesimo, proprio grazie alla lettura delle opere di Dostoevskij. In effetti, se si riesce a superare la noia iniziale, che tutti incluso chi scrive, provano, davanti ai romanzi dello scrittore russo, non si può non scoprire ed apprezzare, il lato spirituale e religioso di Dostoevskij autore sempre in bilico tra il bene ed il male, in linea con la filosofia russa di quel periodo di passaggio tra un secolo e l’altro, che come ogni epoca di transizione, porta con sè, risvegliandola ed amplificandola, questa eterna dicotomia dell’animo umano.

Luca Monti

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