Sta rimbalzando sui social la notizia che il pino di Via del Pino, o al Pino, come si diceva fino a qualche generazione fa, è stato sottoposto a prove fisiche, per certificarne la sicurezza. I test sono stati richiesti dalla società immobiliare, che risulta curiosamente esserne la proprietaria pur trovandosi questo “gigante buono”, di fatto su un marciapiede, quindi aldifuori da giardini condominiali o pertinenziali di immobili.

La salute di questo pino, ha attirato la curiosità dei social, perché non è un pino qualunque, ma uno dei pochissimi alberi ancora viventi, a dare il proprio nome al luogo dove svetta, ed è a tutti gli effetti un ultracentenario cittadino fiorentino, al quale va quindi l’affetto dei suoi concittadini, grati per l’ombra ricevuta o anche solo per i ricordi legati a quel pino che chissà quante ne avrà viste di storie tenendosele per sé, a differenza delle “ciane” che hanno reso famoso il rione di San Frediano, dall’altra parte dell’Arno.

Ecco quindi che ci piace raccontare questa piccola storia della nostra città, con le parole tratte dal profilo Facebook di Valido Capodarca, uno dei maggiori esperti di alberi monumentali in Italia, che per un periodo ha vissuto nella nostra città, ed è quindi anche lui legato al pino dell’omonima Via.

Ecco il post di Valido Capodarca:

“VISITA MEDICA AL MIO AMICO PINO
Mi giungono foto e notizie da Firenze a riguardo di un albero che mi è molto caro. Nella giornata di oggi il mio grande (in tutti i sensi) amico Pino di Via del Pino, verrà sottoposto ad alcune perizie. La notizie mi spinge a formulare alcune considerazioni. Avete presenti quanti toponimi facciano riferimento a un albero? Abetone, Leccio, Quercegrossa, San Martino al Faggio, Forca d’Acero, ecc. ecc. ecc. Nella stessa Firenze ci sono esempi noti: Prato del Quercione, Ponte al Pino… In tutti questi casi, però, l’albero in questione è scomparso, e nella maggior parte dei casi non ne resta nemmeno l’immagine. Uno dei rarissimi casi in cui l’albero titolare della dedica è ancora vivo e in salute, è il Pino di Via del Pino. Nel 1979-80 avevo passato al setaccio tutti i più grandi pini di Firenze, misurandoli e, poi, pubblicando i due più grandi, entrambi Pinus pinea, in “Toscana, cento alberi da salvare”, Vallecchi Editore, 1983. In una classifica di circonferenza del tronco, al primo posto con 4,16 figurava un pino nei giardini della Gherardesca; al secondo posto con 4,15 veniva proprio il Nostro.
Solo successivamente, ad opera di un impiegato del Comando Regione Militare, venni a conoscenza di una curiosa storia che aveva come protagonista il Pino, storia che avrei poi pubblicato nel libro “Alberi Monumentali di Firenze e Provincia”, EDIFIR, 2001, quando l’albero aveva raggiunto una circonferenza di m. 4,32. L’ultima misurazione a me nota è di Andrea Campani nel 2015: 4,35. Ecco la storia, nei termini in cui mi venne narrata. A circa 30 metri di distanza, un fabbro teneva la sua officina dotata di forgia con quattro piedi che egli aveva saldamente murato al terreno. Dopo alcuni mesi, egli si accorse che tutti e quattro si erano dissaldati dal cemento come se qualcuno li avesse strappati. Ritenendo il fatto opera di un sabotatore dispettoso, il fabbro fece rimettere a posto il tutto, con nuovo ancoraggio ma, passato altro tempo, l’episodio si ripeté. Questa volta l’uomo era veramente infuriato e un giorno si sfogò con un amico che era venuto a trovarlo:
“Se pesco il delinquente che mi fa questo scherzo, glie ne faccio passare io la voglia!”
“Ma come? – rispose l’amico – non hai capito chi è che ti fa questi danni? Eppure abita proprio qui vicino!”
“Dov’è? Chi è? Dimmelo!”, incalzò il fabbro.
“Eccolo lì! – rispose l’amico, mentre il suo indice additava la gigantesca figura del pino – se vuoi, glie puoi dire quattro!”.
Il volto del fabbro si rasserenò, contento di poter dare finalmente un nome e un volto al suo misterioso nemico. Alcuni anni fa il pino ha resistito, impavido, alla grande tempesta di vento con raffiche a 200 orari che aveva abbattuto tanti altri pini della Toscana, e questo lascia ben sperare. Voglio, tuttavia, augurarmi che, qualunque sia il responso della prova, vengano adottati solo provvedimenti che escludano l’abbattimento, proprio per la sua importanza storica, soprattutto per il fatto di essere uno dei rarissimi esempi di alberi titolari di un toponimo ancora viventi. Il giorno, poi, che dovesse morire di morte naturale, ne vengano conservate le spoglie con vicino una bacheca, con foto del pino da vivo e il racconto della sua storia.
Vi ricordate perché venne ucciso John Lennon? Perché un idiota si era messo in testa di diventare famoso e restare nella storia come l’assassino di john Lennon. Possiamo dire che è pienamente riuscito nello scopo; chi ne pagato lo scotto è stata l’intera umanità che è stata privata di tutta la bellissima musica che l’artista avrebbe composto nei decenni di vita che gli sarebbero rimasti. Mi auguro perciò una cosa: che nessun tecnico, nessun pubblico amministratore voglia passare alla storia, a imitazione dell’assassino di John Lennon, come colui che ha messo la parola fine alla vita di un simile monumento. A proposito, vorrei pregare il Comune di sollecitare la pratica per il suo inserimento nell’elenco AMI del Ministero: lo merita forse più di ogni altro albero di Firenze.”

Anche noi ci auguriamo che il gigante buono di Via del Pino, goda ancora di buona salute e possa farci compagnia e regalarci la sua ombra rassicurante ancora a lungo.

Luca Monti

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