La vendita dei gioielli architettonici ed artistici fiorentini e toscani, ad acquirenti esteri, sembra non finire mai. Pochi giorni fa, infatti, un finanziere guatemalteco, Juan Carlos Diaz Maldonado, ha comprato per circa 5,7 Milioni di Euro, lo storico Palazzo Doni, tra Via Magliabechi e Corso de’ Tintori.

Si tratta dal punto di vista immobiliare, del secondo investimento che Maldonado, fa nella nostra città, visto che nel 2016, ha acquistato per 4 Milioni di Euro, un mega palazzo di 1.100 metri quadrati su tre piani, all’angolo tra via dei Neri e via dei Benci, per farci dieci residenze di lusso. Adesso però l’acquisto di Palazzo Doni, va oltre la semplice dimensione di un pur rilevante investimento immobiliare, perchè coinvolge la storia di Firenze, trattandosi della residenza di una delle famiglie più importanti della città, in epoca medicea, che potrebbe essere trasformato in albergo di lusso, con i suoi 1.700 metri quadrati su due piani, con una terrazza mozzafiato sul tetto ed un suggestivo cortile interno. Il palazzo venne infatti, costruito alla fine del ‘400, per il matrimonio tra Agnolo Doni e Maddalena Strozzi, i ritratti dei quali, opera di Raffaello, si trovano agli Uffizi, insieme al Tondo Doni, di Michelangelo, dipinto proprio in quell’edificio. Non ci scandalizza tanto la vendita del palazzo, nè la sua trasformazione in attività ricettiva, considerando che del resto, vi sono già state svolte funzioni commerciali, quali ad esempio una delle botteghe antiquarie più importanti di Firenze, negli anni ’80, la Margua ed altre ne sopravvivono tuttora, quanto il fatto che ad aggiudicarselo, sia stato come avviene sempre più spesso un acquirente estero. Sappiamo benissimo che oggi, in Italia, nessuno può permettersi di investire quasi 6 Milioni di Euro per un palazzo, ma riteniamo che sia giunto il momento di fare almeno una riflessione sul futuro della nostra città e della nostra regione. Davvero vogliamo che tutto sia in mano a capitali stranieri? Sinceramente cominciamo ad essere stanchi di avere autobus francesi in tutta la Toscana, una squadra di calcio “americana”, aldilà dell’indubbia simpatia di Rocco Commisso, direttori di musei tedeschi, palazzi storici guatemaltechi, aereoporti argentini, fabbriche multinazionali come la Gkn, che licenziano gli operai via mail e se ne vantano pure. Insomma, pensiamo che forse sarebbe l’ora di cominciare a pensare ad uno strumento legislativo, che renda non impossibile, ma almeno più difficile l’acquisto e la gestione dei nostri gioielli da parte di soggetti esteri. I Medici, hanno costruito in trecento anni, una sorta di impero economico, immobiliare, artistico e culturale, che ci hanno voluto tramandare grazie ad Anna Maria Luisa ed al suo testamento che abbiamo il dovere di difendere e che stiamo invece dissipando e vendendo, peraltro spesso svendendo, all’estero da almeno trent’anni e che rischia di finire tutto in mano a persone che della nostra cultura se ne fregano, essendo per loro solo un business, alla faccia nostra e nel silenzio assordante delle istituzioni politiche e culturali.

Luca Monti

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