E’ uscito in questi giorni, il rapporto Cashless 2022 di The European House – Ambrosetti, sull’economia digitale, che racconta di un’Italia a due volti. Da un lato il sud e le isole, che rimangono ancorati ad un forte uso del contante e dall’altra il nord, che si conferma trainante in questa classifica, con la Lombardia, che mantiene ormai da cinque anni, il primato regionale nelle trtansazioni economiche digitali, seguita dal Piemonte e dalla Toscana, che rispetto allo scorso anno perde però una posizione. Firenze, conquista tuttavia, la testa di questa speciale classifica a livello cittadino superando Milano e Genova. In pratica i fiorentini stanno mostrando una particolare propensione ad usare i mezzi di pagamento elettronico.

Non siamo contrari alla digitalizzazione, ma sinceramente preoccupati per il possibile avvento di una società senza contanti. Non ci convincono, infatti, le motivazioni di Valerio De Molli, Ceo di The European House – Ambrosetti, che sostiene la causa di una “cashless society”, che sarebbe giustificata dal fatto che il nostro Paese, ha una circolazione di denaro contante pari al 15,4 per cento del PIL, ponendola, a suo dire tra le peggiori economie del mondo. Ma questo modo di analizzare la vitalità di un’economia, non ha evidentemente, alcuna base scientifica ed è animato, a nostro avviso, solo da un’ideologia di base, di tipo oligarchico, tesa a favorire sostanzialmente solo lo sviluppo dei grandi gruppi bancari ed industriali, che non perdono occasioni per ridurre sempre più, le capacità finanziarie dei Cittadini. Per noi l’economia si misura dalla capacità di un Paese, di fare impresa e produrre profitti e posti di lavoro, non da quanto contante gira, anzi, anche psicologicamente, più soldi fisici girano, più quell’economia appare agli occhi dei Cittadini florida e vitale. Inoltre, qualora si dovesse arrivare e come detto, ci auguriamo di no, alla scomparsa del contante questo sancirebbe, a nostro avviso, anche la fine del concetto stesso di utilità di uno Stato sovrano, perchè le monete e le banconote rappresentano, sin dalla loro comparsa nella storia, l’identità di un popolo e di una Nazione quindi la loro abolizione, che comunque sarebbe quantomeno discutibile, porterebbe con sè in nuce anche la perdita di potere di uno Stato, non più riconoscibile come tale, proprio per l’assenza di un simbolo fondamentale, Insomma togliere le banconote sarebbe come ammainare la bandiera di quel Paese e noi, a costo di passare per stolti reazionari alla bandiera Italiana, non vogliamo rinunciare, a meno che non ci venisse concesso di innalzare sul pennone, al posto del tricolore, il vessillo del Granducato di Toscana, nostra antica ed ancora amata Patria, che per noi viene ben prima di quello azzurro con le stelle, che rappresenta una melassa indistinta di lingue e culture diverse, con una capitale troppo distinta e distante, dalla nostra identità e dai nostri bisogni reali.

Luca Monti

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