Anche in Piemonte e Liguria arriva il rituale della “sosta pipi” per i treni regionali, già sperimentata tra il 2017 e il 2018 da Trenord in Lombardia, causa inagibilità dei servizi. Il pomeriggio del 2 ottobre scorso, infatti, alla stazione piemontese di Ovada, l’altoparlante ha comunicato che il treno regionale partito da Acqui Terme e diretto a Genova, avrebbe sostato il “tempo necessario per permettere ai viaggiatori di utilizzare i servizi igienici della stazione”. Lo stesso annuncio si è ripetuto alla fermata successiva vale a dire Rossiglione, la prima della Liguria. Da noi interpellato, il capotreno ci ha risposto che si trattava di una procedura aziendalmente corretta. Il convoglio, uno della nuova linea Jazz, aveva infatti un solo servizio igienico che era guasto, pertanto, in tali situazioni, si attiva un “protocollo” che obbliga su richiesta dei viaggiatori, a stazionare in ogni fermata il tempo necessario all’espletamento dei bisogni fisiologici e che se fosse stato richiesto ad ogni tappa, avrebbe portato il treno a un ritardo decisamente elevato. Per fortuna nessuna richiesta è pervenuta nelle stazioni successive e il treno è arrivato a destinazione, più o meno all’orario previsto, essendo quest’ultimo dilatato, per lavori di potenziamento infrastrutturale. A noi la “sosta pipi” sembra il simbolo di un Paese inefficiente, nel quale la situazione è grave, ma non è seria. Come è possibile che convogli nuovi abbiamo un solo servizio igienico? Evidentemente chi li ha costruiti ha pensato più al design e all’estetica che alla funzionalità, vista anche la difficoltà su alcuni di essi di sistemare valigie e bagagli. E poi ci stupisce che in un Paese, pronto a paralizzare l’attività sociale ad ogni “emergenza” e dove fino a ieri per il principio della “massima precauzione” vigeva l’obbligo di mascherina sui mezzi pubblici, possa circolare un treno con servizi non utilizzabili, visto che l’esigenza fisiologica, può sorgere sia ai viaggiatori che ai dipendenti Trenitalia, anche in un tratto intermedio fra due stazioni. Ricordiamo poi, che questo episodio segue l’ennesima estate di disagi, dovuti ai “lavori di potenziamento infrastrutturale” dei quali non si intravedono i benefici. La linea Genova – Acqui Terme, come ogni anno, infatti, è stata chiusa per “manutenzione” tra fine luglio e inizio settembre, nonostante le proteste dei pendolari, molto numerosi, visto che in estate la zona è frequentata dai liguri, per la presenza di tante seconde case e soprattutto, perchè nel 2022 molte persone lavorano anche in pieno agosto. Numerosi lavori hanno interessato in particolare la direttrice tirrenica e i nodi di Genova e Firenze: dal 25 Luglio al 4 Settembre, vi sono stati, infatti, forti tagli ai treni regionali e rallentamenti alla lunga percorrenza tra Genova e Pisa e dal 5 al 21 Settembre, lavori tra Sarzana e Massa, con tagli ai regionali Pisa-La Spezia e rallentamenti sull’alta velocità, tra Genova e Roma, con interruzione dal 7 al 26 Agosto, della tratta tra Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte, che ha comportato rallentamenti dei tempi di percorrenza della linea AV sulla direttrice appenninica, aggravati sempre nei mesi di luglio e agosto, dai lavori sulla direttissima tra Roma Tiburtina e Orte. A questo si aggiunge la chiusura parziale che interessa da mesi la linea Firenze-Viareggio, nella quale tuttavia, i lavori hanno, almeno una finalità chiara, quella del raddoppio della linea. A rendere più difficile per i viaggiatori la prima estate di seminormalità, insomma, c’è stata una serie infinita di eccezioni all’orario base che hanno determinato giocoforza ritardi e disagi, ai quali adesso, potrebbe aggiungersi “l’emergenza pipì”.

Evidentemente anche le ferrovie devono adeguarsi alla cosiddetta mobilità green e chissà che in futuro non entrino in esercizio i vecchi trenini elettrici, con cui giocavamo da bambini.

Andrea Macciò

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